mercoledì 23 aprile 2014

20 MiG-35 per l'Aeronautica di Al-Sisi? Obama potrebbe esser 'riuscito' a portare l'Egitto del tutto nel grembo di Putin!!

Nell'accordo da 4 miliardi di dollari per la fornitura di armi russe che sembra ormai 'cosa fatta' tra Mosca e Il Cairo sarebbero compresi anche 24 caccia MiG-35 che proietterebbero l'aeronautica del Cairo immediatamente ai vertici del potere aereo nell'arena mediorientale. Evoluzione del MiG-29, che a fine anni '80 tolse agli F-15 ed F-18 americani il primato aereo che il Pentagono dava per scontato, il MiG-35 é un jet di 4 generazione e mezzo che per diversi parametri si affaccia verso la Quinta, comparabilmente alle ultime versioni di Sukhoi-35.

L'accordo sembra dimostrare come ormai l'Egitto guidato dal Generale Al-Sisi (dimissionario e candidato alla Presidenza nelle prossime elezioni) dia per interrotti i rapporti 'privilegiati' intrattenuti con gli USA a partire dal 1979 in poi, durante i quali Washington ha finanziato con generose elargizioni gli acquisti egiziani di materiale bellico a stelle e strisce.

Ovviamente Washington impediva al Cairo di comprare armi che potessero mettere l'Egitto su un piano di parità con il regime sionista, ad esempio tutti i radar dei jet venduti all'aviazione egiziana erano automaticamente settati per "riconoscere" gli apparecchi sionisti come 'amici'...

Si parla di 'avvenuta riconciliazione' tra Fatah e Hamas: Too little? Too late??

Fonti di Gaza parlano ormai di "avvenuta riconciliazione" tra la fazione Fatah che controlla illegalmente la West Bank dopo il suo fallito colpo di stato contro il legittimo Governo di Hamas di fine 2006-inizio 2007 e il Movimento musulmano di Resistenza che ha mantenuto il controllo della Striscia liberata di Gaza.

La 'riconciliazione' sarebbe avvenuta con l'ultimo "round" di trattative con una delegazione di Ramallah arrivata giorni fa nell'enclave costiera. A dir poco entusiasti i commenti rilasciati dal capo del Governo di Hamas Ismail Haniyeh che parla di: "Necessaria ricomposizione per contrastare gli schemi americani e sionisti".

Gli fa eco il rappresentante di Fatah Azzam al-Ahmad con il suo: "Era tempo di dimenticare le nostre divisioni e tornare ad avere una leadership e una voce politica". Certamente Hamas vede questa 'riconciliazione' come un modo di togliersi dal cul de sac dove la sua intransigente linea "filo-ikhwan" e "filo-qatar" lo aveva cacciato, ora che il tentativo di Doha di egemonizzare il Mondo Arabo tramite le varie 'Fratellanze Musulmane" é naufragato.

Ma rinunciando alla sua linea intransigente e basata sulla necessità della Resistenza armata, secondo noi Hamas ha perso molta della sua credibilità e non é "riappacificandosi" con chi da vent'anni siede ai tavoli delle fasulle 'negoziazioni' che potrà recuperarla.

Improbabile un'elezione odierna per il Presidente della Repubblica libanese!

Come annunciato in precedenza il Parlamento libanese si é riunito in seduta plenaria per dare il via alle votazioni per l'elezione del successore del Presidente Michel Sleiman. Tuttavia, a smentire il precedente ottimismo in merito, é praticamente impossibile che entro oggi si arrivi all'elezione del nuovo Capo di Stato, visto che le coalizioni parlamentari non si sono accordate su un nome "super partes".

Per eleggere il Presidente servirà infatti una maggioranza qualificata di 86 parlamentari su 128 e senza un accordo bipartisan tale soglia é del tutto velleitaria per ogni candidato "di coalizione". L'Alleanza 14 marzo si é intestardita a proporre il nome del killer ex-carcerato Samir Geagea, che non verrà mai e poi mai accettato come Presidente dei Libanesi.

Il leader Druso Jumblatt ha proposto come candidato il parlamentare originario di Aley, Henri Helou, che potrà racimolare i 13-15 voti controllati dal PSP e dai suoi alleati. L'Alleanza 8 Marzo, blocco progressista di Hezbollah, Amal, LMP, Marada, SSNP e partiti di Sinistra ha annunciato che voterà scheda bianca tutto il giorno.

martedì 22 aprile 2014

Jafari: "Le Guardie Rivoluzionarie Iraniane sostengono con orgoglio il Popolo e il Governo siriano!"

"Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane sostiene con orgoglio il movimento di Resistenza del governo e del popolo siriano"; questa la chiara ed esplicita dichiarazione del Generale Ali Jafari, comandante generale dell'IRGC, rilasciata tramite HispanTV, versione ispanofona dell'emittente all-news PRESSTV.

«La Siria, facendo parte del fronte della Resistenza islamica è stata oggetto di ostilità da parte degli Stati Uniti. Washington supporta i terroristi per opprimere la nazione siriana», ha dichiarato il Generale, che ha poi indicato come «dovere di ogni musulmano» difendere la Siria da tale aggressione imperialista.

Tra l’altro il comandante della Guardia Rivoluzionaria ha definito gli Stati Uniti e il regime ebraico insediato in Palestina come "nemici evidenti" della Repubblica islamica dell'Iran e dei movimenti di Resistenza nella regione.

Jafari ha affermato che il sostegno dell'IRGC alla Siria comprende solo la fornitura di esperienze e know-how tecnico-tattico, dal momento che la forte presenza delle forze popolari siriane nella battaglia contro i terroristi rende inutile un massiccio intervento militare. Ha inoltre insistito sul fatto che gli obiettivi della Rivoluzione islamica non si limitano ai confini del paese persiano, ma questo grande movimento si oppone all’egemonia imperialista in tutto il mondo.