sabato 20 novembre 2010

Gli amichevoli rapporti di Israele coi dittatori: Sud America (1)

In tutta la sua storia Israele non é mai stato dalla parte della democrazia, al contrario, tutti i suoi più stretti alleati politici e strategici sono sempre invariabilmente classificabili come dittature di destra, più o meno estrema; questo potrebbe sembrare strano a chi presti orecchio alla favola dei poveri sionisti "perseguitati dal Fascismo" o "addirittura "scampati alle camere a gas" ma chi conosca veramente la genesi del movimento sionista, il suo emergere dal crogiuolo di nazionalismo esasperato da cui sono sorti tutti i fascismi europei non può che riconoscere nel movimento di Theodor Herzl tutti i crismi dell' "Fascismo eterno", da Umberto Eco definito "Ur-fascismo".

Gli aspetti identitari del movimento, la sua capacità di assorbire e utilizzare a suo beneficio metafore e iconografie religiose pur partendo da basi organizzative totalmente laiche e secolari, l'insistenza 'alla Cecil Rhodes' sull'occupazione e l'annessione di terra, persino la sua ossessione con l'avanguardismo pioneristico denotano una personalissima reinterpretazione del concetto del "Fardello dell'Uomo bianco"(sionista) che secondo Herzl doveva incaricarsi di "Respingere indietro l'Asia" (un concetto che sembra tolto dalle labbra di Himmler) e "Costituire un avamposto d'Europa in Oriente", una volta che la Palestina venne selezionata come obiettivo delle mire sioniste.

Che uno stato nato da tali presupposti ("insaporiti" da generose spolverate di razzismo 'fin de siecle' alla Gobineau e alla Chamberlain) non possa che interloquire fecondamente con altre dittature destrorse non deve quindi sorprendere nessuno: é una conseguenza puramente logica e naturale.

Allineandosi alle dittature di destra gli israeliani inoltre aumentavano la loro utilità politica verso i loro sponsor statunitensi, i cui apparati spionistici e repressivi spesso avevano difficoltà a intervenire efficacemente in certe arene geopolitiche a causa dei troppo pressanti controlli esercitati da quei membri del Congresso che sembravano più ingenuamente voler restare attaccati a sorpassate idee di giustizia e Diritto, imponendo ai militari, alla CIA e alle agenzie collegate steccati e restrizioni che invece non impensierivano affatto i realpolitikanten di Tel Aviv.

In ogni lato e angolo del mondo, ovunque fosse stato necessario armare e sostenere dittature fasciste o fascistoidi a mantenere il potere contro la volontà e spesso l'aperta ribellione delle masse popolari e lavoratrici lì si poteva scorgere prima o poi la 'longa manus' israeliana, ora nel ruolo di mercante di armi, ora istruttore di know-how repressivo, a seconda delle necessità.

Una delle arene in cui gli israeliani furono sempre molto ricercati e apprezzati era certo il Sud America, laddove le multinazionali americane avevano sempre bisogno di elite saldamente inserite nei governi locali con cui trattare la vendita e l'usufrutto, ovviamente 'a prezzo di favore', di enormi riserve di materie prime minerali e derrate agricole esotiche (le stesse che ora, grazie all'opera di leader come Chavez, Correa, Morales, Lula, sono riuscite a finanziare il più grande restringimento del gap di ricchezza mai visto nel subcontinente).

Uno dei più fedeli e affezionati clienti di Israele é stato il Cile di Augusto Pinochet, il generale che rovesciò il presidente marxista Salvador Allende (democraticamente eletto) i cui sforzi di redistribuzione della ricchezza nazionale (fra cui la nazionalizzazione del rame cileno) avevano allarmato non poco gli alti papaveri della corporazione ITT. Pinochet già godeva di ferventi ammiratori nella comunità sionista cilena, quali l'ex-senatore di destra Angel Faivovich e il proprietario del quotidiano conservatore PEC Marcos Chamudes, per non menzionare poi Jose Beridichewsky Scher, il brigadiere che ordinò il bombardamento del palazzo presidenziale della Moneda come 'liberi tutti' del colpo di Stato militare dell'11 settembre 1973.

Altri ebrei sionisti vennero poi reclutati nell'esecutivo sostenuto dalle baionette della Junta: mentre i prigionieri politici dagli stadi venivano portati alle camere di tortura della DINA, dove elettrodi erano collegati ai genitali come da prescrizioni del Mossad israeliano (grande esperto di 'interrogatori') economisti friedmaniti come Sergio Melnick scavavano un abisso fra i redditi dei lavoratori e quelli della borghesia sfruttatrice e parassitaria complice della dittatura fino a generare le rivolte e gli scioperi del 1983, mentre il duo padre-figlio di Miguel Schweitzer Speisky e Miguel Schweitzer Walters occupava in periodi diversi le poltrone di Ministro della Giustizia (quindi direttamente coinvolto nelle sparizioni e nelle brutalità) e degli Esteri (per nascondere quelle stesse brutalità agli occhi del mondo) e Berdichewsky veniva inviato in Israele come ambasciatore.
Israele divenne un affidabile ed entusiasta esportatore d'armi verso Pinochet, il cui arsenale presto si trovò a traboccare di mezzi scartati dai depositi israeliani (giacché le corse agli armamenti sudamericane erano all'epoca meno stringenti di quelle mediorientali, anche articoli obsoleti od obsolescenti nel Sinai o sul Golan potevano risultare molto utili fra Cordigliere, Pampas e Sierras), veicolati a Santiago tramite gli ottimi contatti sionisti nel sottobosco dei trafficanti d'armi o addirittura prodotte in Cile su licenza e design israeliano.

Uno dei più grandi successi dell'industria bellica israeliana in Cile fu il riarmamento della componente corazzata dell'esercito, che a inizio anni '80, dopo quasi 10 anni di dittatura, era ancora costituita dal carro leggero americano M24 Chaffee, reliquia della 2a Guerra Mondiale e dagli Sherman M51 migliorati e modificati da Israele (che in Medio Oriente avevano combattuto fin proprio all'anno del golpe cileno); per non venire surclassati dai T-55 e dai T-62 peruviani questi antiquati carri armati avevano bisogno di armamenti più potenti che Tel Aviv fornì sottoforma di cannoni ad altissima velocità dall'inusuale calibro di 60mm, sparanti proiettili subcalibro con punte penetranti in metalli ultradensi, che in seguito, vennero montati anche sulle blindate Mowag-Piranha a sei ed otto ruote.

Ancora adesso, con la maggior parte dei colonnelli e generali cileni provenienti dalle fila del regime (nessun processo di purga e de-pinochetizzazione é stato possibile nel Paese), Israele fornisce moltissime armi all'esercito di Santiago: SUV "AIR-Storm", lanciamissili anticarro SPIKE, obici Soltam M-71 e lanciarazzi multipli LAR-160

Dal 1975 in poi il Cile divenne crocevia dell' "Operazione Condor", tentativo di concertare le azioni di varie agenzie e polizie segrete sudamericane per poter perseguitare, assassinare, torturare profughi politici che erano fuggiti da un paese latino americano rimanendo sempre nel continente. La triste e sanguinosa campagna di rappresaglie, ispirata allo spietato ma inutile "Programma Phoenix" tentato dagli USA in Vietnam contro i sostenitori civili di guerriglieri e partigiani. Gli agenti del Mossad, già presenti in Cile fin dalle prime fasi della dittatura, non fecero mancare il loro appoggio anche a tale operazione, quasi con gusto...

Israele vuole demolire ventimila case palestinesi a Gerusalemme!

"L'escalation nel processo di demolizione delle abitazioni palestinesi é estremamente grave e preoccupante; in questo momento sono oltre ventimila le abitazioni a rischio di abbattimento. Le autorità sioniste si nascondono dietro pretesti burocratici ma la realtà la conosciamo tutti: gli israeliani vogliono fare 'pulizia etnica' nella parte Est della città, quella che occupano illegalmente dal giorno del loro attacco a tradimento nel 1967".

Con queste accorate parole Ahmad al-Rouidi, funzionario dell'amministrazione palestinese di Gerusalemme, descrive l'intento persecutorio e razzista della campagna di sfratti e demolizioni che, già adesso, ha lasciato migliaia di cittadini gerosolimitani senza un tetto, privandoli delle case che avevano abitato spesso per secoli.

"Questo non é ancora niente", incalza al-Rouidi, "abbattere ventimila abitazioni corrisponderebbe alla cacciata di oltre centomila cittadini palestinesi, originari della città, creando un grave problema di rifugiati. Israele sta attuando le modifiche demografiche necessarie per l'accoglienza dei coloni e per l'estensione dei propri insediamenti in terra palestinese".

Nei quartieri di Silwan e al-Bustan, 88 abitazioni sono state demolite e 1.500 residenti palestinesi sono rimasti per strada. La motivazione: realizzare il "parco del Re", un volgare e pacchiano 'parco a tema' in cui attirare turisti americani, la cui unica conoscenza della Palestina passa attraverso una superficiale e faziosa rilettura di episodi del Vecchio Testamento.

venerdì 19 novembre 2010

Il razzismo sionista all'opera: arabo accusato di stupro per aver fatto sesso con un'ebrea


Sabir Kushour é un cittadino di Israele, di etnia araba; fa parte di quel venti percento di popolazione dello Stato sionista a cui vengono negati documenti d'identità uguali ai suoi concittadini ebrei, a cui viene negato di prestare servizio nelle forze armate nazionali, a cui, se avesse deciso di sposare una cittadina egiziana o giordana, sarebbe stato impedito di portarla a vivere con sé, per la cui educazione Israele ha speso un ventesimo di quanto spenda in media per gli studenti ebrei e a cui é stata negata ogni possibilità di carriera nei Ministeri dell'Interno, degli Esteri, dell'Istruzione e in altri ancora.

Per tutta la sua vita Sabir Kushour é stato vittima del razzismo e dell'apartheid israeliano, li conosceva bene, li provava sulla sua pelle ma, siamo pronti a scommettere, che persino lui é rimasto scioccato e attonito quando, più di due anni fa, si é sentito accusare di violenza sessuale da una donna ebrea.

L'accusatrice, Kushour non ha avuto problemi ad ammettere, l'aveva incontrata durante una passeggiata a Gerusalemme Ovest (la parte ebraica della città, assegnata allo stato di Israele dalla partizione ONU del 1948) e, dopo venti minuti di chiacchierata, aveva avuto con lui un rapporto sessuale del tutto consensuale e soddisfacente.

In seguito all'incontro amoroso, l'occasionale partner del signor Kushour, nell'apprendere la sua etnicità araba, era andata su tutte le furie e l'aveva accusato di stupro, sporgendo regolare denuncia. In essa é possibile leggere che la signora non si sarebbe mai concessa se non avesse creduto che l'uomo, che le si era presentato col nomignolo di "Dudu" non era un israeliano ebreo, bensì un arabo.

Kushour, difendendosi dall'infondata e preposterosa accusa, ha dichiarato che fin da bambino é stato chiamato "Dudu" e che, nonostante il nomignolo sia tendenzialmente ebraico, non ha mai mentito alla donna sulla sua etnicità, né aveva "impersonato" un ebreo, semplicemente non aveva menzionato di essere arabo non ritenendo importante specificarlo, nella situazione in cui si trovava.

Praticamente é come se una cittadina tedesca (per fare un esempio e mi perdonino i tedeschi) accusasse un italiano di 'stupro' per esserlesi presentato col nomignolo di "Fritz", anche se magari la persona in questione é sempre stata chiamata "Fritz" da amici e parenti.

Il problema é che, mentre in Germania fortunatamente le leggi razziali sono state abolite nel 1945 in Israele stanno venendo implementate e rafforzate ogni giorno di più; in loro forza il signor Kushour ha passato due mesi in cella e, rilasciato, si é visto applicare una cavigliera elettronica che monitorasse tutti i suoi spostamenti, limitati per decreto della corte a uno strettissimo raggio attorno alla sua casa gerosolimitana (nella parte Est della città).

Finalmente, dopo due anni di arresti domiciliari, Kushour é stato affrancato dalla sentinella elettronica in questi giorni; noi vi chiediamo: se le parti fossero state invertite e "Dudu" fosse stato un israeliano ebreo che si fosse passato per arabo per andare a letto con una ragazza palestinese, come sarebbe stata recepita la faccenda? Sarebbe stato accusato di stupro? Sarebbe finito in cella?

"In cauda venenum": generalissimo sionista giubilato batte il tamburo di guerra, ma il collega usa lo smentisce

Povero Gabi Ashkenazi, qualcuno potrebbe quasi avere pena per lui, con la figura tozza e sgraziata, il cranio brachicefalo dalla fronte strettissima e sfuggente e i capelli scuri e aderenti a esso, fitti come pelliccia; é chiaro che Madre Natura non é mai stata benigna con lui e quindi, come Riccardo III, non essendo stato formato per le piacevolezze d'amore decise quindi di darsi a quelle della guerra e della violenza.

Comandante della Brigata Golani, il famigerato "reparto latrina" di Tsahal, dove l'esercito dello stato ebraico concentrava tutti gli indesiderabili, i criminali, i sociopati, gli analfabeti dei suoi ranghi é passato di missione in missione, di invasione in aggressione fino ad occupare posti sempre più altisonanti: nel Direttorato operativo dell'IDF, nel Comando militare settentrionale e, infine, nel 2007, é assurto alla carica di Capo di stato maggiore delle forze armate sioniste.

Ma il suo regno é durato meno di tre anni e, dopo un'aspra polemica tenutasi a inizio settembre nel gabinetto governativo di Tel Aviv, Ashkenazi é stato "giubilato" a favore di Yoav Galant, cui il ministro della difesa (il 'laburista' Ehud Barak, alleato incongruo per il likudnik Netanyahu e i suoi sodali dell'ultradestra fascista e razzista) ha accordato il suo favore decidendo di non esercitare l'opzione di confermare il Capo di SM per ulteriori dodici mesi.
Yoav Galant, generalissimo incombente, di fronte ai rappresentanti dei media.
Povero Ashkenazi, la sua 'tenure' come generalissimo sionista é stata la più breve degli ultimi quarantotto anni se si esclude quella di Dan Halutz, silurato a furor di popolo per la debacle sofferta dalle armi israeliane in Libano.

Amareggiato e deluso, Gabi é andato a ingoiare l'amaro boccone oltreoceano, congedandosi dal collega a stelle e strisce, l'ammiraglio Michael Mullen, sperando forse di trovare presso di lui un po' di maschia e militaresca solidarietà, quella che nei film di guerra si cementa davanti a un bicchiere di bourbon.

Una volta negli Usa, forse ringalluzzito dai flash e dall'entusiasmo della stampa a libro paga dell'AIPAC e di altre estensioni della lobby filoisraeliana Gabi ha perso un po' la bussola e, ansioso di suonare (forse per l'ultima volta nella sua vita) come il "Top Dog" si é lasciato andare ad ammonimenti da sibilla, ovviamente indirizzati contro la Repubblica Iraniana e il suo fantomatico programma nucleare.

Deve esserci rimasto malissimo quando, interrogato a proposito degli allarmi lanciati dall'ospite l'ammiraglio Mullen, col cuore più duro di quello di un Bruto irriconoscente, si é limitato a commentare "...adesso l'attenzione è focalizzata sul dialogo e sul coinvolgimento con Teheran..." tu quoque, Michael!

Ingollando questo amarissimo boccone come 'antipasto' della cena privata offertagli da Mullen e consorte Ashkenazi non ha potuto che chiosare: "Non sappiamo quanto questa linea sia produttiva, ad ogni modo apprezziamo ogni sforzo dei nostri alleati americani".

E questo è quanto.

giovedì 18 novembre 2010

Israèl y Sudàfrica: amigos en el racìsmo, divididos en el post-apartheid.

Todavìa no creen en muchos que el règimen racista de Pretoria, el Sudàfrica de el apartheid, tenìa buenas relaciones con Israèl. Por supuesto, la "vulgata" de los medios de comunicacìon (que todavia, después de sesenta años, siete guerras y masacres, siempre dice la fàbula del "Pequeño Davìd", y la fàbula de Israel, la tierra de los mensos supervivientes del Holocausto) no tiene ningùn interès en contar las relacione pùblicas sionistas con los peores regìmenes (Sudàfrica, Iran de el Shah Palhavi, Chile de Pinochet, y tambien Idi Amin Dada, o los coroneles griegos y los neo-fascistas italiani).

Pero la larga historia entre los políticos y generales israelíes y los "compañeros" afrikaners del Cabo se puede explicar con análisis de la era política y de la obsesión por la "raza" de Israel: esa fue el heraldo meriorientàl de los Estados Unidos, y apoyò un regimen inoportuno, que, sin embargo, Washington querìa apoyar contra los sovièticos en Sudàfrica.

No obstante, la politica rusa en àfrica siempre ayudò los movimientos de liberaciòn nacional antiimperialistas y anti-colonialistas, preocupando el Pentàgono y la Casa Blanca. El Mozambique, el Angola, lo Zimbawe se habían liberado de Portugal y del regimen rhodesiano con la ayuda de la URSS, y Washington querìa un Sudàfrica armado y peligroso contra el "domino", incluso si era racista o un paria internacionàl.

Israel ha sido ùtil por eso: lo cientos de activistas por los derechos civiles y la superaciòn del apartheid, muertos y desaparecidos, fueren "vìctimas" de una astucia politica del mundo occidental bueno y democràtico, y tambièn fueron las vìctimas de las guerras de Pretoria, sobre todo Angola y Namibia.

El Sudàfrica racista atacò a l'Angola libre, y l'ayudo cubano fue esencial.

Israel, exaltado para grandes ayuda de EE.UU, modernizò el antiguo arsenal del Sudàfrica racista, y explotando l'esperiencia de los Centurion (IDF) e de los Mirage, transformò los tanques y los chorros, y dio incluso un arsenal nuclear, cinco bombas atòmicas, eliminadas cuando De Klerk decidiò abandonar el Apartheid.

Para el resto, està claro que los politicos y generales israelìes vieron como un modelo un estado donde algunos (blancos) gobiernaban sobre muchos (negros), el modelo de paìs del futuro. Los estudios demogràficos consideraron que los israelìes tenìan menos hijos de àrabes y palestinos: si esos se habìa convertido en la mayorìa, tendrìan al poder tambien. Imitando los mètodos de Pretoria, es decir el apartheid, la segregaciòn (fìsica, cultural y economica), los bantustan, sin el obstàculo peligroso de la democracia, una pequeña élite podrìa tener el poder indefinidamente.

Si usted escucha los discursos de los polìticos israelìes de hoy, vemos que son los mismos que los afrikaners haceron hace veinte años; y se escucha tambièn los discursos de los africanos que derrotaron al apartheid, vemos que siempre estàn en contra de Israel, sin duda y con convincciòn, despreciandola profundamente.

Coloni ebrei incendiano uliveto palestinese: la polizia di Israele arresta i coltivatori danneggiati!


Immaginate di essere un coltivatore di olive e mandorle; immaginate, una notte, di venire svegliato dai vostri vicini che vi avvertono che i vostri filari di alberi sono in fiamme: vi vestite, vi precipitate fuori di casa con parenti e amici, preoccupati come non mai; i vostri alberi, i loro frutti, sono ciò che vi consente di mettere il cibo sulla tavola, vi permettono di vestire e dare un'istruzione ai vostri figli.

Una volta arrivati al luogo dell'incendio vi viene impedito di accedervi: l'esercito di occupazione sionista "teme" per l'incolumità del vicino insediamento illegale di fondamentalisti ebrei, costruito su terra rubata al vostro popolo, giacché l'incendio é stato appiccato dai teppisti indottrinati fin dall'infanzia a odiarvi (e che regolarmente si rendono colpevoli di atti di vandalismo, incendio, aggressione e pestaggio, come e peggio di una qualunque 'gang' di hooligan razzisti).

Chiamate i pompieri, che inviano un'autopompa, bloccata a sua volta; il fuoco continua ad ardere e consuma il frutto della vostra fatica e del vostro lavoro...alla fine all'autopompa viene concesso di entrare sulla vostra terra (ma è vostra, non dovreste decidere voi cosa può o non può entrarci?), ma il focolaio d'incendio é stato appiccato con perizia dai teppisti ebrei...l'automezzo non può risalire il ripido crinale per aggredirlo coi suoi getti, rischierebbe di ribaltarsi.



Finalmente a voi e ai vostri compagni viene "concesso" (oh, magnanimità del 'popolo eletto'!) di correre in soccorso dei vostri alberi; vi impegnate a fondo e con sacchi di terra e altri semplici espedienti le fiamme sono vinte: dieci acri di terreno coltivato sono però andati in cenere.

Alla fine, l'esercito di occupazione vi arresta, sì, avete letto bene! Vi arresta insieme a coloro che vi hanno aiutato, e insieme a una troupe di giornalisti locali che stava riprendendo l'accaduto; perché non é bene che quanto accade nella terra occupata di Palestina, le quotidiane angherie e scorrerie dei settler integralisti e la connivenza e indifferenza delle forze armate e di polizia israeliane si risappia in giro, meglio che le opinioni pubbliche occidentali continuino ad abbeverarsi ai pozzi avvelenati dei media controllati dalle lobby sionista internazionale.

Questo é quanto é successo ieri presso Safa, un villaggio palestinese a 12 Km da Hebron, ed é successo altre cinque volte in passato, semplicemente un altro capitolo nella lunga storia degli attacchi sionisti contro agricoltori palestinesi; una storia che sembra tratta da un western di John Sturges o Howard Hawks, ma che anziché nelle vallate del Montana o dell'Arizona ha come teatro la Palestina occupata e come protagonisti negativi coloro che con la violenza e l'arroganza sperano di indebolire l'indissolubile legame fra la terra e coloro che l'hanno abitata e coltivata da sempre, i suoi inalienabili padroni.

Lista di criminali di guerra israeliani coinvolti nel pogrom contro Gaza con nomi, foto e indirizzi!

Traduciamo e riportiamo dal sito "Palestinian Pundit".


La lista che linkiamo di seguito é stata consegnata al sito da una fonte israeliana che per ovvie ragioni deve rimanere anonima.

   (LISTA DEI CRIMINALI DI GUERRA ISRAELIANI COINVOLTI NELL'ATTACCO A GAZA)

Essa dettaglia l'intero apparato di comando dell'esercito di Israele che venne coinvolto nell'organizzazione e nell'esecuzione dell'Operazione Piombo Fuso, l'assalto militare contro Gaza e il territorio circostante che ventitré mesi fa fece oltre 1400 vittime palestinesi.

Nella lista é specificato il rango e la posizione di ciascuno dei criminali di guerra sionisti, nonché il suo numero di matricola.

Questi uomini e queste donne hanno dato gli ordini e preso le decisioni che hanno ucciso 1400 uomini e donne, vecchi e bambini, causato decine di migliaia di feriti e centinaia e centinaia di mutilati, oltre a distruggere edifici residenziali, scuole, ospedali, opifici e terreni agricoli.

Laddove é stato possibile ottenerli sono presenti anche una foto del criminale in questione e il suo ultimo indirizzo conosciuto.

Estendiamo la lista a chiunque voglia vedere in faccia le SS sionaziste, personaggi che hanno rievocato nel XXI secolo i fantasmi di Babi Yar, del Ghetto di Varsavia, di My Lai e di Sabra e Chatila.

Salvatela, copiatela e diffondetela a vostra volta.

Guardate i loro visi, imprimete nella mente i loro nomi.

Non dimenticate...mai!

mercoledì 17 novembre 2010

Israel's cozy relationship with dictators: South America (1)

In all of its history Israel has never ever been a friend of democracy, quite the contrary, his closest political and strategical alliances have always veered toward the rightist end of the political spectrum; this may sound odd or even offensive given the zionist claim of Israel being the homeland of those "persecuted by Fascism" and of "survivors of the Holocaust". A quick resume of the zionist political movement and its agenda, however, shows the inconsistency of this apparent contradiction: zionism is born in the final days of 19th century as a nationalistic and identitary movement bent on expropriating and colonizing a territory Cecil Rhodes-style, with a peculiar stress of avanguardism, pioneerism, "white man's burden" (albeit declined 'a la juive') and an increasing rethoric to "push back Asia" and to act as an "Outpost of Europe in Levant" once that Palestine was decided as the target of this colonial expropriation.

Now, this is nothing but the language of Fascism, liberally sprinkled with hefty doses of 'fin de siecle' racism in the mould of Gobineau and Chamberlain, now, to believe that a State born from such roots can turn anywhere else but to dictatorships for deals and alliances it's worse than stupidity, it's naivete.

Moreover, aligning itself with right wing dictators Israel multiplied its political clout in Washington many times over since the u.s. Congress, replete as it was with those pesky Democrats who seemed genuinely convinced of the inherent nastiness of fascists, always gave the 'good' CIA boys an hard time when it was time to fund and support "genuinely anti-communist" regimes during the heyday of East-West rivalry.

Israel, of course, had no such qualms, and engaged proficuously in arms trade, intelligence training and other extracurricular activity with some of the most cruel and repressive right wing tyrants on the world politics stage, almost with gusto. One arena where israelis were openly admired and seeked for was South America where the need of u.s. multinational companies to keep the vast downtrodden masses away from control of the natural wealths urged the creation and the upkeep of dozens and dozens of military juntas, which made sure no "left wing nutjob" ever challenged the preminency of the few families the companies liked to deal with, which were left in control of untold amounts of resources (the same ones people like Chavez, Correa, Lula and Morales have been using in the last few years to fuel the greatest narrowings of wealth divide ever seen in that continents).

One of the best known clients of Israel was certainly Augusto Pinochet Ugarte, the man who overthrew democratically elected Marxist president Salvador Allende, whose effort for the redistribution of wealth and nazionalization of copper giaciments weren't appreciated in the least by the executives of u.s. multinational ITT (which needed cheap copper to fuel the boom of consumer electronics). Pinochet had always been a fervent admirer of Israel and this won him many sympathies in the chilean jewish community, which counted some of the country's most influential businessmen and capitalists in its ranks (like the owner of the PEC newspaper Marcos Chamudes, or the retired right-wing senator Angel Faivovich), during his ascent through the military ranks Pinochet always went out to favor and place in influential positions like-minded filozionist officers, like jewish Brigadier Jose Berdichevsky Scher, who ordered the air strikes on the Moneda presidential palace during the Coup d'Etat on September the eleventh, 1973.

Prominent zionist jews from the ruling elite soon filled up many places in Pinochet's junta government like Sergio Melnick, who implemented the Friedmanite economic policies which all but annihilated the narrowing of the wealth divide brought upon by Allende in his time, restoring the class fence in Chile by the early 80s (and bringing about the workers' impoverishment which generated the 1983 riots), or the father-son duo of Miguel Schweitzer Speisky and Miguel Schweitzer Walters respectively Minister of (in)Justice and Minister of Foreign Relations (hence deeply involved in the politics of persecution and their whitewashing abroad).

Israel became a dependable and enthusiastic arms supplier for Pinochet's dictatorship, whose arsenal were literally flooded with weapons either discarded from israeli stocks (due to the less stringent requirements of South American arms races compared to Middle Eastern ones articles which were obsolete or obsolescent by the latter theatre's standards could remain perfectly viable for the former), funneled to Santiago via Israel's deep rooted contacts in the arms trafficking demi-monde or even directly produced by the jewish state.

One of the greatest successes of the Israeli arms industry has surely been the upgunning of the three main components of the chilean armoured forces during the 80s: by then Pinochet could count on WW2-vintage M24 Chaffee tanks from the Usa and israeli M51 Shermans (themsleves rebuilds of the world famous 1940-era tank); in order to avoid them being outmatched by Soviet-built peruvian tanks like T-55s and T-62s Israel upgraded both classes of vehicles with high-velocity sixty millimeters guns (60mm HVG) which, due to the high-density penetrator cores of the rounds they fired, were deemed potent enough to counter any AFV from bordering armies.

Pinochet's jewish accomplices were naturally more than helpful and happy of securing and cementing these military ties, we must remember that general Berdichevsky was appointed ambassador to Israel and that even today circa 20 years after the late Pinochet having relinquished power the chilean army (never purged or cleansed from right-wing filo-Pinochet elements) has a real penchant for Israeli weapons (whose acquiral directly funds and nourishes zionist Apartheid and the land-stealing settlement agenda): armoured cars fitted with the same 60mm HVGs of yore, AIR Storm armoured SUVs, Spike missile launchers, M-71 Soltam howitzers and LAR-160 rocket projectors.
                                                                                      
From 1975 Chile became central in the concerted effort of all right-wing military dictatorships of Latin America to carry on a joint program of opponent stalking and assassination, known as "Operation Condor", instigated under pressure of the american CIA and patterned after the Vietnam-era "Program Phoenix"; this grisly campaign of murder and persecution could not take place without the assistance and aid of Israeli Mossad, whose agents were already heavily present in Chile and other South American countries as instructors and teachers of interrogation and torture method, and this will form the main part of our review's next chapter...

Ismail Hanyeh risponde ad Al-Ahram: "Rimaniamo dediti alla riconciliazione con Fatah"


Anche in Palestina, come nel resto del mondo musulmano, sono iniziate le cerimonie per la festività dell'Eid al-Adha, la festa del sacrificio e dell'offerta, che occupa il posto preminente nel calendario delle celebrazioni dell'Islam.

L'Eid al-Adha viene anche detta Eid al-Kabir (La grande Festa) per distinguerla da quella "piccola" (al-Saghir) che segna la fine del Ramadan.

Anche in quest'atmosfera di celebrazione religiosa, comunque, c'è stato tempo per una piccola parentesi 'politica', durante il discorso d'augurio recitato allo Stadio di Palestina di Gaza dal Primo ministro del Governo legittimo, Ismail Hanyeh, che ha dichiarato pubblicamente la dedizione (propria e del suo esecutivo) all'obiettivo della riconciliazione nazionale "Nonostante le avversità e le macchinazioni esterne che si oppongono a tale processo".

Il riferimento di Hanyeh sembra rispondere abbastanza esplicitamente all'insinuazione (apparsa sul quotidiano governativo egiziano Al-Ahram) che i dialoghi tenutisi a Damasco fra Hamas e Fatah si sarebbero arenati senza speranza e che l'interruzione per l'Eid al-Adha sarebbe stata solo una conveniente scusa "diplomatica" per celarne lo stallo.

Vittoria decisiva per Hezbollah: Hariri disinnesca il "Tribunale speciale"

Questo post costituisce la terza e ultima parte del nostro reportage sulla situazione interna libanese, sulle minacce che gravano sul Paese dei cedri e sul suo futuro ed è, lo diciamo con sincera soddisfazione, una delle prime volte che la nostra redazione si trova superata dagli eventi.

Lo diciamo con soddisfazione perché, lungi dall'essere stati "bucati" da un incrinarsi del delicato equilibrio interno libanese o peggio, da un nuovo precipitare verso la violenza e la guerra civile, una volta tanto é stata la ragione e la saggezza ad avere la meglio sul settarismo e sul "tanto peggio tanto meglio".
Il settarismo e l'estremismo che minacciavano il Libano erano, ovviamente, a marca rigorosamente statunitense e israeliana (col vigliacco e supino appoggio delle cricche di cacicchi e satrapi arabi asserviti agli interessi occidentali), visto che né la Casa Bianca né Tel Aviv sembravano disposte a "perdonare" ai libanesi il "grave peccato" di aver reso Hezbollah il partito politico principale del paese, centro di una vasta coalizione di interessi patriottici che si oppone (insieme ai cristiani dell'ex-generale Aoun, agli sciiti filosiriani di Amal, al Partito socialista della Nazione siriana e ad altre formazioni di Sinistra) all'armata brancaleone che vede uniti i fascisti della Falange cristiana, i sunniti a libro paga di Sauditi ed emiri del Golfo e altri gruppi di Destra e conservatori.
Beirut ieri e oggi. I fomentatori delle accuse Anti-Hezbollah non avrebbero esitato a riportare il Libano nell'incubo della Guerra civile che ha sconvolto il paese tra il 1975 e il 1991.
Fedeli al motto "La democrazia vale solo finché ci fa comodo" Usa e sionisti, alla disperata ricerca di qualunque modo per minare e screditare il prestigio del partito di Nasrallah, dopo il fallimento dell'aggressione armata e del colpo di mano violento pensavano di aver trovato la carta vincente nel rapporto, di prossima pubblicazione, del Tribunale speciale per il Libano, che era stato creato per far luce sull'assassinio esplosivo dell'ex primo ministro, il businessman Rafik Hariri.

Attraverso un sottile lavorio di manovre poco chiare e false testimonianze (ormai scoperte e riconosciute come tali) il Tribunale speciale è stato plasmato e limato fino ad assumere la forma di quella che avrebbe dovuto essere l'arma anti-Hezbollah definitiva: un organismo che avrebbe "sparato" contro Nasrallah un pesantissimo documento che avrebbe incriminato per l'omicidio non meno di quattro dirigenti del movimento sciita.

Ma, precorrendo i tempi e giocando d'anticipo (il Tribunale emetterà il velenoso frutto della sua digestione non prima di Dicembre) l'attuale presidente libanese Sa'ad Hariri, figlio della stessa vittima dell'attentato, ha dichiarato la prossima pubblicazione di un contro-documento che scagionerebbe Hezbollah dall'omicidio Hariri. Saad, secondo il quotidiano As-safir, si appresterebbe a diffondere cinque punti che liberano il movimento sciita dall'accusa di omicidio di suo padre.
Questo testo sarebbe il risultato degli sforzi di mediazione compiuti dalla Siria, paese arabo vicinissimo agli sciiti e il cui prestigio internazionale è in continua e rapida crescita.
"Ben giocato, Mr. Assad", il presidente siriano, figlio ed erede di Hafez, il Leone di Damasco, sta quietamente costruendo un prestigio e un'influenza di cui suo padre sarebbe certo orgoglioso, senza bisogno di spargere sangue o dichiarare guerre, ma anzi, evitandole.

Il documento prevederà anche un prossimo meeting fra Sa'ad Hariri e Nasrallah, durante il quale si discuterà dell'integrazione dell'ala militare del partito nel sistema di difesa nazionale libanese (visto che senza Hezbollah le truppe sioniste stazionerebbero ancora nel paese).

Hariri, con tutta la lungimiranza e la saggezza che soprattutto nel Levante fanno la differenza fra un Uomo di Stato e un pupazzo (o un cadavere) si é reso conto che il Libano si trasformerebbe in una polveriera in qualunque caso di confronto diretto con la comunità sciita (fortemente intrecciata e identificata col movimento Hezbollah e col suo leader).
Nasrallah ha molto da rallegrarsi: ogni azione diretta di Hezbollah contro il Tribunale avrebbe offerto il fianco alle critiche del campo filoisraeliano; adesso il gioco d'anticipo di Hariri lo sgrava dall'assumersi tale responsabilità.

Il rischio che i partiti asserviti agli Usa e a Israele scatenassero nel paese le loro milizie, come le squadre armate addestrate da istruttori egiziani nel nord del Libano o i contractors della ditta privata "Security Plus" finanziata dai Sauditi e denominata sarcasticamente 'security minus' dopo la debacle del fallito colpo di mano del 2008 sembra quasi del tutto scongiurato e, se Israele e Washington vorranno di nuovo colpire Nasrallah, sembra che non rimanga loro altra scelta se non preparare contro il Libano una nuova guerra.

A Israele non sta bene l'impegno norvegese nei confronti di Gaza


Il municipio di Trondheim, Norvegia, finanzierà il viaggio fino a New York di un gruppo di studenti che parteciperanno alla rappresentazione presso la sede delle Nazioni Unite della piece teatrale "Monologhi da Gaza", sforzo collettivo di elaborazione del dolore attraverso la sua drammatizzazione elaborato con la supervisione di Ali Abu Yassin, rappresentante a Gaza dell'ONG "Ashtar Theatre" e la cooperazione dell'UNICEF.

La rappresentazione tratta di come l'assedio israeliano e i postumi dell'aggressione contro la Striscia abbiano influenzato le vite di giovani e ragazzi, mostrandone l'impatto sulla loro quotidianità. La rappresentazione newyorchese sarà tenuta da una troupe di ragazzi provenienti da tutte le parti del mondo, a testimoniare dell'universalità e della rilevanza di quanto sta succedendo a Gaza.

Tuttavia l'impegno norvegese non si limita al finanziare la trasferta statunitense dei suoi giovani attori: infatti le autorità del paese scandinavo stanno anche sostenendo la distribuzione internazionale del documentario "Lacrime da Gaza", che verrà proiettato a vari festival cinematografici internazionali.

Questi sforzi di solidarietà verso la Palestina offesa e umiliata dalle persecuzioni israeliane, ovviamente, non potevano che allarmare e irritare lo stato sionista dell'Apartheid, che prontamente, tramite la sua ambasciata di Oslo, ha 'accusato' la Norvegia di "Essere diventata una 'superpotenza' nell'esportazione multimediale di delegittimazione verso Israele".

Scusate...che cosa ci sarebbe di male?

Se Israele venisse delegittimato ogni giorno con ogni mezzo di comunicazione disponibile forse si deciderebbe una buona volta a comportarsi finalmente come un paese civile!

martedì 16 novembre 2010

La lobby filosionista francese vuole impedire esposizione di foto sui mutilati di Gaza


Più volte, su queste pagine, avete potuto leggere menzioni e rimandi alla crudele operazione militare "Piombo Fuso", vero e proprio "pogrom" militare contro un territorio e un popolo totalmente inermi e indifesi.

Ogni volta che menzioniamo tale evento, che per scala, intensita e ferocia non ha paragoni nella storia contemporanea non ha eguali se non nel bombardamento (sempre israeliano) di Beirut del 1982, cerchiamo di rammentare al lettore che oltre alle centinaia di vittime civili (oltre 1500) tale aggressione ha lasciato dietro di sé dolore e miserie che vivono e vivranno ancora a lungo, anche dopo che ogni edificio sventrato sarà ricostruito e ogni lapide sarà incrostata e sbiadita dalla patina degli anni.

Ci riferiamo ai feriti e ai mutilati di Gaza, persone innocenti che si sono ritrovate col corpo devastato dalle armi del rinomato "esercito più morale del mondo", senza avere nessuna altra colpa se non essere Palestinesi, e che dovranno convivere per anni e decenni con gli effetti del pogrom sionista.

Non si parla molto dei mutilati di Gaza: la naturale dignità del popolo Palestinese e il bestiale assedio di Gaza che continua a quasi due anni dalla conclusione di "Cast Lead" non aiutano a diffondere la consapevolezza del loro calvario, ma un coraggioso fotoreporter di nome Kai Wiedenhöfer ha realizzato un'esposizione di 85 istantanee centrata su di loro.

Ogni scatto di Wiedenhöfer è una pugnalata al cuore dell'ipocrisia occidentale, che cerca di ignorare i crimini israeliani e di lavarsi la coscienza con gli assegni staccati a Fatah, esecutore testamentario di quella che fu l'Autorità nazionale palestinese. Nella fattispecie le foto sono pognanti per coloro che, nella società occidentale, vivono nel mito edonistico della 'bellezza' e della 'forma fisica'; cosa ne penserebbero gli appassionati europei e americani di fitness e wellness se uscendo di casa si trovassero le gambe tranciate da una 'moralissima' granata israeliana da 155mm? O se si sentissero scoperchiare il cranio da una 'democratica' scheggia di bomba a frammentazione?

L'esposzione è visionabile fino al 5 Dicembre presso il Museo di Arte moderna di Parigi, in Avenue du President Wilson, con entrata grautita e apertura dalle 10 alle 18 (chiuso lunedì).

Recentemente uno dei molti organismi della lobby filoisraeliana presente in Francia, la CRIF, col piglio censorio di chi non é abituato a sentire campane e opinioni diverse dalla propria propaganda, ha cercato di esercitare pressioni contro il museo per interrompere o screditare la mostra definendola "indegna".

Cari signori, certo avete idee molto particolari; forse secondo voi è "degno" troncare a una ragazza di sedici anni ambedue le gambe sotto il ginocchio, mentre é "indegno" esporre le foto del suo composto e dignitoso dolore dopo la mutilazione, ma, siamo felici di informarvi, che il resto del mondo, il mondo delle persone "normali", la pensa in modo diametralmente opposto a voi.

L'Egitto cerca di affondare i tentativi di accordo fra Hamas e Fatah


Il quotidiano egiziano Al-Ahram (lett: "Le Piramidi"), uno dei più letti e conosciuti nel mondo arabo e nel Medio Oriente, ha recentemente lanciato una pesantissima "bordata" contro il meeting Hamas-Fatah tenutosi a Damasco nei giorni scorsi, attualmente interrotto per il sopraggiungere della festività di Eid el-Adha, una delle ricorrenze più importanti del calendario musulmano.

Grazie alla cooperazion di non meglio precisate "fonti palestinesi", i redattori del foglio cairota sarebbero venuti a sapere dello stallo intervenuto a bloccare quasi immediatamente ogni speranza di composizione della profonda frattura fra le due più importanti e influenti organizzazioni politiche palestinesi (una, Fatah, riconosciuta da Usa e Israele come partner dell'ormai sempre più ipotetico 'processo di pace' e beneficiaria di milioni e milioni di dollari di finanziamento; l'altra, Hamas, forte del sostegno della stragrande maggioranza dei Palestinesi, a Gaza come nella West Bank).
Il leader di Fatah Mahmud Abbas: adorato dagli americani quanto odiato dal suo popolo.
Il motivo del contendere sarebbe, secondo Al-Ahram, lo stesso identico che fece naufragare il tentativo tenuto in Egitto nel 2009: la ricomposizione e l'organizzazione di forze di sicurezza comuni che possano operare tanto nella Striscia quanto in Cisgiordania.

Uno dei pochi punti di accordo, termina il giornale, sarebbe stato quello di tenere elezioni politiche e presidenziali tra gli otto e i dodici mesi dopo la sigla definitiva di un protocollo di accordo, segno che comunque nessuna delle due fazioni dispera di poter comunque addivenire a un compromesso.
Anche Mubarak ha problemi di immagine a causa del suo servilismo verso Usa e Israele...
Il lettore cinico e smaliziato (e chi si occupa di cose mediorientali ha il preciso dovere di esserlo sempre e comunque) si può chiedere se la netta e lapidaria analisi di Al-Ahram altro non rifletta, piuttosto che le rivelazioni 'top secret' di sfuggenti ma informatissime "fonti palestinesi", nient'altro che i desideri e le speranze del Governo di Mubarak, l'ultraottantenne "faraone" d'Egitto per volontà della Casa Bianca, che vedrebbe il proprio status e il proprio prestigio politico gravemente "offeso" se le fazioni palestinesi, nonostante tutte le differenze che le separano, trovassero comunque una piattaforma d'accordo nel meeting damasceno, sotto l'egida del giovane "rampante" Bashar Assad.

Una simile prospettiva sarebbe sufficiente perché l'anziano satrapo del Cairo raccomandi alla redazione di Al-Ahram (testata totalmente di proprietà del Governo) di seminare un po' di zizzania in campo palestinese, con qualche "scoop" appositamente cucinato e pilotato.

lunedì 15 novembre 2010

Per uno Stato unico, laico e democratico nella Palestina storica (13-20 novembre 2010)

Abbiamo già segnalato, più di una volta nei nostri articoli, quanto ormai screditata, assurda e impossibile appaia ogni giorno di più ogni vagheggiata "Soluzione a due Stati", a causa dell'ipocrizia e della malafede israeliana che ha portato il cosiddetto "Processo di pace" (o "Road map", o chiamatelo un po' come vi pare) a impantanarsi in uno stillicidio di meeting inconcludenti, angherie sempre più marcate, continue occupazioni e furti di terra, acqua e risorse naturali, economiche e storico-culturali della Palestina.

Man mano che la favola della "Soluzione a due Stati" mostrava sempre più apertamente la sua vera natura, fra tutti i veri amici e sostenitori del popolo ebraico e di quello palestinese e fra tutti coloro che credono veramente alla democrazia ha iniziato a farsi strada la consapevolezza che l'unica via di uscita dal conflitto israelo-palestinese stia nella creazione di UNO STATO, sul suolo della Palestina storica; uno stato che dovrà essere multietnico, laico e tollerante, per garantire la libertà e la rappresentatività di tutte le proprie comunità.
La nobile, dolce illusione...
Per diffondere la consapevolezza e la coscienza che solo all'interno di una tale cornice politico-organizzativa può trovarsi la soluzione all'attuale tragica e costosissima degenerazione del "percorso" iniziato nel 1993 con i fallaci "Accordi di Oslo", la branca italiana di ISM (International Solidarity Movement) e l'associazione Viva Palestina hanno organizzato un "tour" di incontri conferenza dal titolo: "Per uno Stato unico, laico e democratico, nella Palestina storica".
...e la meschina, amara realtà.
Iniziato sabato a Torino il periplo di seminari presentati e condotti da Ghada Karmi e Kevin Ovenden è proseguito poi con tappe a Ivrea (domenica) e a Milano e Varese (lunedì pomeriggio e lunedì sera) e continuerà nei prossimi giorni a Trieste (martedì 16), a Cagliari (mercoledì 17), a Napoli (giovedì 18) e Roma (venerdì 19) per concludersi poi a Pisa nel pomeriggio di sabato 20 novembre.

Durante gli incontri la Karmi, autrice del saggio "Sposata a un altro uomo – Per uno Stato laico e democratico nella Palestina storica", (tradotto a cura di ISM-Italia e pubblicato per "DeriveApprodi") e Ovenden, recentemente tornato dall'esperienza di "Viva Palestina 5", il convoglio di aiuti umanitari che ha raggiunto Gaza per infrangere l'assedio sionista, guideranno il pubblico attraverso tematiche variegate come la necessità di colpire gli interessi economici israeliani tramite il boicottaggio, il "debunking" della disinformazione sulla presunta "atomica iraniana", il ruolo dell'arte nella lotta per la democrazia in Palestina, il Rapporto Goldstone sui crimini di guerra israeliani a Gaza.

Nel corso dei vari incontri, inoltre, interverranno in qualità di ospiti giornalisti e intellettuali come Gianni Vattimo, Iain Chambers, Flavia Donati.

Il volantino esplicativo di orari, luoghi e programmi dei seminari è consultabile e scaricabile a questo indirizzo.

Expo dell'Università di Gaza mette in contatto ricerca e mondo economico

Una esposizione didattico-scientifica con protagonisti gli studenti dell'Università musulmana di Gaza si é aperta sabato pomeriggio nella capitale della Striscia grazie agli sforzi tecnici e organizzativi del rettorato e del locale comitato per le attività studentesche.

La cerimonia di apertura é stata tenuta a battesimo dal Segretario del Consiglio di facoltà Jamal Khodary e dall'amministratore del Programma educativo delle Nazioni Unite, Mahmoud Himidat.

L'expo mira a sviluppare relazioni fra le istituzioni educative palestinesi e i settori del commercio e dell'industria che più direttamente potrebbero trarre beneficio dalle loro attività. L'esibizione non coinvolge solo studenti e insegnanti dell'Università musulmana, certamente la più grande realtà didattica della Striscia, ma anche altri college e istituzioni educative.

Esso inculde un numero di progetti con dimostrazioni pratiche, ausili visivi e grafici ed esperimenti che coinvolgono direttamente i visitatori. La maggior parte di essi sono stati ideati e sviluppati dallo stesso corpo studenti, ansioso di attrarre l'interesse di specialistie operatori economici.