sabato 27 novembre 2010

Hariri: "Netanyahu non crede alla pace, non ci ha mai creduto"


In una intervista rilasciata ieri al Washington Post, il Primo ministro libanese Sa'ad Hariri ha espresso la sua convinzione che l'attuale Governo israeliano non sia per nulla interessato a portare avanti lo stagnante e agonizzante "Processo di pace" e che lo usi solo come espediente per portare avanti una politica di annessione di territorio tramite l'espansione delle colonie ebraiche ultranazionaliste in Cisgiordania e l'estensione progressiva di barriere e muri volti a spezzettare e sgretolare la continuità territoriale degli insediamenti abitativi palestinesi.



"Non vi é una leadership ferma e riconoscibile in Israele, Netanyahu ha una personalità politica così evanescente e impalpabile che non riesce a imporsi sui vari elementi dell'esecutivo di cui nominalmente ha la guida: in realtà ogni ministro va per la sua strada; Netanyahu non comprende che, essendo stato eletto da una popolazione preoccupata della propria sicurezza, dovrebbe cercarla nella costruzione di uno stabile e conservabile stato di pace, questo soddisferebbe il suo elettorato e quasi certamente gli garantirebbe la rielezione e un posto nel pantheon dei grandi leader politici israeliani, persino un ex-terrorista come Menachem Begin si convinse a trattare con uno storico nemico quando gli fu chiaro il beneficio politico che ne avrebbe ottenuto...Netanyahu non sembra dotato dello stesso 'fiuto', a giudicare dalle sue azioni".

Hariri ha quindi levato contro Netanyahu l'accusa di avere iniziato a sabotare la cornice comprensiva degli accordi di Oslo già durante il suo primo mandato governativo, che ebbe luogo immediatamente dopo l'assassinio del firmatario dell'intesa, il Primo ministro Rabin, per mano di un estremista di destra.

Sa'ad Hariri, inizialmente eletto alla sua carica da una coalizione di partiti libanesi di centro-destra tendenzialmente vicini a Israele e agli Usa, ha recentemente assunto posizioni molto più critiche nei confronti dello Stato ebraico, da quando ha iniziato a risultare possibile se non addirittura probabile un coinvolgimento di agenti sionisti nel complotto che portò, nel febbraio 2005, all'assassinio di suo padre Rafik, uomo chiave della ricostruzione libanese post-Guerra civile e Primo ministro del Paese dei cedri per due mandati non consecutivi.

Agenzia-web palestinese attaccata da pirati informatici al soldo di Israele


Per ben quattro giorni le pagine web dell'agenzia stampa informatica PNN, Palestine News Network, sono state sporadicamente irraggiungibili, a causa dell'azione ripetuta di sconosciuti aggressori, che hanno lanciato programmi di disturbo e overload contro i suoi server, concentrandosi particolarmente contro quelli che mantenevano le versioni "internazionali" del sito (in inglese, francese e persino tedesco).

Ra’ed Rishmawi, esperto webmaster della PNN, ha confermato che i problemi sono derivati da software malevoli lanciati espressamente contro gli ISP dell'agenzia e che tale evento non é se non l'ultimo (e più violento) in una serie di attacchi informatici contro l'outlet giornalistico palestinese; "Prima dell'attacco abbiamo ricevuto mail minatorie, che ci intimavano di cessare la nostra attività di reportage" ha quindi concluso.

"Se dobbiamo vedere un lato positivo nella faccenda", chiosa il capo-redattore Fadi Abu Sada, "è che, se non fossimo efficaci e puntuali nel nostro lavoro, i nostri nemici non si sarebbero neppure presi la briga di attaccarci...vuol dire che diamo fastidio, che 'funzioniamo' nel modo in cui ci eravamo prefissi di fare!".

Quel che si dice vedere il bicchiere mezzo pieno.

La PNN, creata nel 2002, é stata la prima agenzia di stampa a offrire contenuti online sugli eventi di Palestina in lingue diverse dall'arabo e dall'inglese; inoltre propone una web-radio che riprende e ampia i contenuti proposti dagli articoli scritti.

Gaza chiede l'eliminazione della violenza sionista sulle donne di tutta la Palestina


Il 25 novembre in tutto il mondo si é celebrata la Giornata mondiale per l'Eliminazione della Violenza sulla Donna. La ricorrenza é stata particolarmente sentita nella città martire di Gaza dove le donne, siano esse bambine, adolescenti, madri di famiglia o anziane, sono costantemente sottoposte alla minaccia rappresentata dallo strangolante assedio israeliano e dai raid punitivi delle forze armate sioniste, che non incontrano se non sporadici e distratti commenti dalle opinioni pubbliche degli "avanzati" e "progressisti" paesi occidentali.

Le donne di Gaza si sono radunate in gran numero per manifestare le loro necessità e le loro richieste in questa giornata loro dedicata: marciando per le strade della città, fermandosi di fronte al quartier generale delle Nazioni Unite nella Striscia, domandando giustizia per le loro compagne che languono nelle galere israeliane e che, come rivelato dalle foto e dai filmati recentemente filtrati alla stampa internazionale, venogno sottoposte ad abusi, violenze e angherie, sia fisiche che psicologiche.

I Sindacati di Gaza hanno organizzato un sit-in dinanzi alla sede della Croce Rossa/Mezzaluna Rossa Internazionale, chiedendo un intervento estero che limiti o meglio ancora annulli queste intollerabili pratiche delle forze militari e di polizia israeliane, ma anche di quelle di Fatah, che non si tira indietro a emulare nel peggio dei loro atteggiamenti gli sgherri e gli scherani dello Stato ebraico.

Israele vuol cancellare la Cultura palestinese: demolita una moschea cisgiordana



Le forze armate sioniste hanno distrutto una moschea a Khirbet Yirza, nella zona Est del governatorato di Tuba, presso il distretto di al-Aghwar nella Cisgiordania formalmente controllata da Fatah, ma in realtà sottoposta all'arbitrio degli occupanti israeliani. Soldati dello Stato ebraico hanno circondato e assediato il vicino villaggio mentre i loro caterpillar corazzati e le loro ruspe militarizzate demolivano l'edificio sacro. Nessun avviso, ultimatum o segnale di avvertimento di quanto stava per accadere é stato dato agli abitanti del luogo.

I portavoce del Governo sionista dell'Apartheid hanno offerto la pretestuosa e inconsistente spiegazione che "la moschea era stata costruita senza regolare permesso". In realtà la struttura era stata trovata già costruita e completa dagli invasiori israeliani nel 1967, quando, a seguito del loro proditorio attacco a tradimento contro le forze armate Giordane, esse vennero in possesso della riva occidentale del Giordano e dei territori a essa limitrofi: la cosiddetta "West Bank".

Khirbet Yirza, con una popolazione di circa cento anime, é solo un piccolo villaggio isolato, letteralmente circondato dall'intrico di barriere, posti di blocco, mura dell'Apartheid e altre separazioni erette dai sionisti e dai loro coloni ultranazionalisti per meglio spezzettare il territorio palestinese e rendere questo e altri simili abusi più facili a commettersi impunemente. Nell'attento e inesorabile piano di pulizia etnica e giudeizzazione forzata della Palestina simili angherie rappresentano per così dire la pietra angolare: sono abbastanza piccole da passare sotto il radar dell'attenzione collettiva (specie con i mass media controllati quasi interamente dalle varie lobby filosioniste europee e americane) ma, ripetuti con abbastanza frequenza, permettono comunque di sradicare ed espellere centinaia di Palestinesi all'anno dalla terra che appartiene loro di diritto.

venerdì 26 novembre 2010

Attivisti per il boicottaggio di Israele contro la lobby sionista francese!



Il Comitato Palestinese per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni a Israele ha invitato in via ufficiale il Governo francese a cessare le sue attività ingiuste, antidemocratiche e repressive tese a intimidire o scoraggiare la partecipazione popolare agli eventi di denuncia dei crimini di Israele e al boicottaggio dei prodotti dello Stato ebraico. Il Comitato, altresì, ha invitato la Francia a interrompere i suoi legami commerciali militari con Israele, e a rivolgersi a un serio piano di disinvestimento e sanzioni verso Israele, mirato a dissuadere i politici di quel Paese a insistere nelle loro politiche di Apartheid, segregazione, colonialismo, razzismo e occupazione di terra palestinese.

Il 14 ottobre 2010, a seguito di una grande manifestazione fuori da un'aula di tribunale e all'attivazione di un network globale di sostegno e solidarietà, i militanti della campagna sanzionatoria antisionista Alima Boumedene-Thiery e Omar Slouti sono stati assolti con formula piena dalla speciosa e preposterosa accusa di "Incitamento all'odio e/o alla violenza", che era stata elevata contro di loro da militanti di organizzazioni ebraiche filoisraeliane. Adesso ben dodici militanti dovrebbero comparire davanti a un tribunale Il 29 novembre, proprio nella Giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese.

Tutti gli addebiti contro questi manifestanti risultano da esposti insinceri e politicamente motivati, depositati da agenti della lobby sionista francese che, evidentemente, non trova altro modo se non questo di opporsi a una campagna il cui continuo e montante successo sta evidentemente dando molto fastidio ai sostenitori dell'Apartheid e delle mura di separazione; l'autonominatosi "Ufficio nazionale di vigilanza contro l'antisemitismo" é solo una di queste ipocrite associazioni, molto attive nello spendersi a favore degli interessi di uno stato razzista e militarista.

Per darvi un'idea della credibilità delle accuse mosse vi diciamo solo che Stéphane Hessel, un sopravvissuto ai campi di sterminio del III Reich, si é visto accusare di "antisemitismo" da questi bei tomi, che dell'Olocausto conoscono solamente i film e gli assegni di "compensazione" che a distanza di 60 anni Israele spreme ancora alla Germania; Hessel, che nel dopoguerra ha seguito una brillante carriera diplomatica e ha partecipato alla stesura della Dichiarazione universale dei Diritti dell'Uomo, ha accusato le organizzazioni sioniste di ricorrere a tattiche di intimidazione e minaccia che sono semplicemente criminali, in natura, scopo e metodologia.



La società civile palestinese é semplicemente scioccata all'idea che una simile, preclara personalità, dichiarata "Ambasciatore di Francia a vita", insignita della dignità di "Grand'ufficiale della Legion d'Onore" e della "Gran Croce al Merito", possa venire portata davanti a un tribunale in maniera tanto surrettizia e sleale per aver semplicemente esercitato i suoi basilari diritti democratici. Quest'allarmante ondata di repressione da parte di uno Stato é un allarmante segnale: l'influenza di Israele, per tramite delle proprie lobby filosioniste sparse in tutto il mondo, é forse tanto grande da piegare persino i principi democratici di una delle più antiche e prestigiose repubbliche del pianeta?

La campagna BDS, fin dal suo lancio, ha esplicitamente mobilitato i suoi simpatizzanti e seguaci CONTRO ogni forma di discriminazione e razzismo, non solo l'Apartheid israeliano delle mura, delle colonie illegali e delle punizioni collettive fatte di assedi e "pogrom" militari, ma anche contro l'antisemitismo e l'islamofobia; come dimostra la presenza nei ranghi dei dimostranti BDS di europei, arabi, africani, ebrei e asiatici.

Quel che ogni militante e attivista della campagna di boicottaggio può fare per aiutare la lotta dei compagni francesi ingiustamente inquisiti:

-Organizzare lettere, petizioni e dimostrazioni mirate alle ambasciate e ai consolati francesi per protestare la lesione e la violazione dei diritti civili basilari delle persone indagate su denuncia della lobby sionista.

-Includere nelle loro azioni e nelle lorot testimonianze il riferimento alla Giornata internazionale di Solidarietà con la Palestina, ricorrenza riconosciuta dall'Organizzazione delle Nazioni Unite.

-Veicolare messaggi di apprezzamento e solidarietà indirizzati a: frenchsolidarity@bdsmovement.net (indirizzo e-mail protetto dagli spambot, quindi non ci provate! ;-)

-Se possibile, raggiungere Mulhouse, nella Francia orientale, in tempo per l'udienza del 29 novembre e manifestare fuori del tribunale.

Il movimento internazionale di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni contro l'Apartheid israeliano esprime tutto il suo apprezzamento ai manifestanti francesi che, incuranti delle ipocrite macchinazioni della lobby sionista transalpina, tengono vivi e presenti nel XXI secolo lo slogan "Liberté, Egalité, Fraternité" con la loro lotta e il loro operato, permettendo che, anziché coprirsi di polvere o ammuffire in qualche retorico monumento ufficiale quelle tre parole portino nel presente e nel futuro l'anelito di liberazione, uguaglianza, solidarietà che segnò la campana a morto per gli ultimi residui di feudalesimo e diede inizio alla Storia Contemporanea.

giovedì 25 novembre 2010

Khalid Amayreh grills Franco Frattini: "An imbecile or an ignoramus; possibly both"

"Rag-assed Imperialism", a fitting caption for Franco Frattini's inept and lackadaisical political "parable"...
Palestinian journalist and commentator Khalid Amayreh took note of Franco Frattini's recent gazan escapade, and didn't like what he noticed; he then committed his dissatisfaction to a piece which stands to testify what being "grilled" by a caustic and ingenuous journalist actually means. Being vilified by an Okhlahoma University BA and University of Southern Illinois MA is some honour (even if we can be fairly sure that Frattini would have gladly left that honour to someone else) and we consider our news outlet far too small and unimportant and our collective talent far too small to add anything relevant to Amayreh's scathing judgment.

The english-speaking reader, however, could be interested in some facts about Frattini, which could be useful to someone lucky enough not to have to call such a sorry excuse for a politician a Minister of his own country's executive branch.

A non-entity from Italy's Socialist Party (which was hiacked by its leader Bettino Craxi in the late 70s to become a monstrous reaganian-thatcherian organization, deeply mired in corruption scandals...Craxi died at large in Tunisia to avoid being arrested and tried in Italy) he served as a minor figure in some italian governments of the early 90s before the implosion of most of Italy's post-war political parties and nomenklatura projected him to the forefront simply for lack of opposition.

Joining the then-surgent cohorts of right-wing mogul Silvio Berlusconi he was finally made Foreign Minister in 2002, after the former minister (Renato Ruggiero, a career diplomat) resigned --nauseated by Berlusconi's invadence in his daily work- and after that the eclectic and mercurial network-owner had filled the interim for several months.
He signaled himself for his militant pro-Usa, pro-Nato and pro-Israel stances, the latter justified by his jewish ancestry and his militant devotion to zionism.

In 2006 he filled the seat of EU Commissioner for justice, trying to pass restrictive legislation on Holocaust debate, trying to set up a massive interception database to wiretap every phone line and cellular network in Europe and trying to pass racist and unacceptable measures against the personal freedom of movement of EU citizens, for which he was harshly censored by the Europarliament; luckily these initiatives garnered little to no support.

The EU sighed with relief when he abandoned his post in 2008 to join the ranks of the 3rd Berlusconi government in Italy, where he was made Foreign Minister again. This time he signaled himself for not interrupting his seaside vacation when the 2008 South Ossetia war erupted. Since the war was sparked by Georgian aggression towards Russia and Georgia had been armed and instigated to aggressivity by the Israeli army it appeared clear that Frattini didn't want to have to take actions which could have been seen as detrimental to his israeli allies and compatriots.
"Look, honey! Fireworks!" Frattini inspired ridicule in the international diplomatic community for refusing to call off his seaside holidays when the South Ossetia 2008 war broke out.

But, before that, he was still in the EU when its observers (among others) acknowledged the regularity and fairness of the 2006 Palestinian political elections which Hamas won with a wide margin. Yet he seems not to remember that, as it's obvious from his refusal to meet the legitimate Palestinian Gov't while in Gaza. How could have he missed such an important piece of information on the Palestinian question?
During his time as EU Commissioner for justice Frattini became notorious for trying to outlaw Holocaust debate and for buffonish exhibitions like the one pictured, when he lashed out at "China" for "copying Ferraris".
Oh, yes! Frattini the buffoon was busy waving around colour photos of Chinese "imitation" Ferraris and clamoring for EU "sanctions" against those pasty yellow 'chinamen' culpable of such an affront to the respected tradition of Italian sports car design and manufacture! That's why he missed the Palestinian elections!
Communist and pro-Palestine cartoonist Vauro commented thus Frattini's lack of action on behalf of Italian peace activists captured by israeli marine commandos during the Freedom Flottilla raid in May 2010.
Also absent-minded and limp-wristed was his 'reaction' (or lack thereof) when Israeli naval commandos raided the Freedom Flottilla MV Mavi Marmara, slaughtering a score of pacifists and detaining Italian activists for days; after all: "They were neither killed...nor shot!".

Amayreh: "Franco Frattini é un imbecille, un ignorante o entrambe le cose!"

Nella giornata di avantieri Franco Frattini, Ministro degli Esteri per onta e vergogna della tradizione diplomatica dello Stivale, ha visitato la Striscia di Gaza. Non abbiamo riportato la notizia visto che riteniamo Palaestina Felix un outlet troppo qualificato e importante per ospitare sulle sue pagine le "scampagnate" di un lindo e pinto gagà a cui manca solamente la livrea bianca e un vassoio in bilico sulla mano per essere il perfetto cameriere degli interessi sionisti in Italia.
Franco Frattini, il perfetto prototipo dell'italiota "Imperialista Straccione" viene demolito dall'articolo pungente di Khalid Amayreh.
Purtroppo, per lui, le escapades buffonesche del gagà in questione hanno attratto l'attenzione, e l'indignazione, di un commentatore ben più prestigioso e dalla penna ben più affilata di quanto possano mai sperare di essere i pochi collaboratori di questo blog; parliamo del giornalista palestinese Khalid Amayreh, che, intinto lo stilo ben bene nel suo più caustico calamaio,  ha rifilato al vitellone della Farnesina la seguente, memorabile "grigliatura", che traduciamo per intero.

(segue traduzione fedele del pezzo di Khalid Amaryeh sulla visita di Frattini a Gaza)

Durante la sua recente visita a Israele e alla Striscia di Gaza, il Ministro degli Esteri italiano Franco Frattini ha rivelato piuttosto palesemente le proprie limitate facoltà intellettive, la sua scandalosa mancanza di onestà morale e una ignoranza crassa e profonda della situazione locale; si é lasciato andare a dichiarazioni stridenti e roboanti che, inter alia, possono essere descritte come: frettolose, superficiali, inaccurate in certe parti e totalmente mendaci e infondate in altre.

Sostando nel borgo israeliano di Sderot, Frattini ha avuto l'impudenza di dire, davanti a una claque di ultranazionalisti e sionisti fondamentalisti: "Siete vittima di un'entità estremista che ha preso in ostaggio il proprio popolo per attaccarvi".

Non solo tale visione é lontana dalla realtà, ne é il completo rovesciamento; la gente di Gaza é in ostaggio del lento ma continuo strangolamento imposto dall'assedio sionsta, motivato da politiche segregatorie, discriminatorie, al limite del genocida. Lo Stato sionista proclama di essersi ritirato da Gaza nel 2005, ma in realtà ha mantenuto assoluto e stringente controllo dei cieli e delle coste dell'enclave, decidendo nel 2007, quando i Palestinesi ebbero "il torto" di pensare di poter eleggere chi volevano, di infliggere loro una "punizione collettiva" con la trasformazione della Striscia in un ghetto ermeticamente isolato dall'esterno.
Amayreh certo non poteva sapere che il pagliaccio Frattini, durante il conflitto Osseto,orchestrato e istigato da Israele, non ritenne necessario nemmeno interrompere le ferie al mare per non "interferire" coi piani caucasici dei suoi amiconi sionisti!!
Israele afferma che l'assedio é stato "reso necessario" dal lancio di rudimentali proiettili verso le colonie ultranazionaliste che serrano da presso Gaza, ma la realtà é che tale politica é esclusiva responsabilità dei razzisti sionisti che si alternano in un futile e ridicolo balletto alle leve del potere israeliano: per i Palestinesi chi sieda sugli scranni a Tel Aviv significa solo diverse qualità di sofferenza, angherie e aggressione, mai il loro arresto o la loro pausa.

Israele domanda il "diritto" di continuare a sparare, bombardare, radere al suolo, incenerire, incendiare ogni bersaglio all'interno del territorio palestinese con totale libertà e impunità, senza reazione o resistenza da parte delle vittime, che devono anche "cooperare" coi loro carnefici. Varie affermazioni di rabbini ultraortodossi mostrano chiaramente quanto il razzismo e il disprezzo della vita umana siano radicati nella mentalità sionista, che considera ogni non-Ebreo una risorsa da sfruttare o un nemico da abbattere.
Amayreh si chiede cosa facesse Frattini quando era all'UE...ecco cosa! Lanciava "indagini" sul fatto che "I cinesi copiano le Ferrari italiane", Well done, Frattini!!
Siamo tentati di chiedere a questo ignorante e disingenuo ministro italiano come ha potuto chiamare "vittime" i sionisti di Sderot, soddisfatti e pasciuti, quando i loro 'colleghi' dello Tsahal hanno sterminato oltre 1400 civili palestinesi circa due anni fa, e altre centinaia negli anni precedenti, a fronte di poche dozzine di vittime israeliane in operazioni di rappresaglia. Ma l'ignorante e disingenuo Frattini certo non può sapere che il suolo su cui poggiava i piedi mentre rigurgitava quel pastone di bugie a uso dei microfoni sionisti era una volta occupato dalla cittadina palestinese di Najd, svuotata dei suoi abitanti dalle milizie sioniste durante la Nakba di sessantadue anni fa.

Frattini pensa che le vite palestinesi siano tanto prive di valore? Oppure ci troviamo di fronte a un 'cervello' modellato nel classico stampo Fascista, anche se 'laminato' di una patina rilucente di neo-liberismo conservatore, atlantico, angloamericano? Frattini ha avuto il coraggio di dire che "Hamas vuole attaccare Israele", quando persino alcuni osservatori israeliani onesti e decenti ammettono che, da quando ha dichiarato e rinnovato la sua tregua, Hamas ha addirittura bloccato e prevenuto attacchi e rappresaglie da parte di gruppi minoritari e/o scissionisti della Resistenza palestinese.

Frattini é stato informato che Hamas é risultato chiaramente e lealmente vincitore delle libere elezioni palestinesi del 2006, monitorate dall'ONU e anche dall'UE, organismo di cui, ci pare, sia stato Commissario a qualche titolo fino a pochi anni fa?

Una delle panzane più ridicole e marchiane di questo 'ministro' é stata: "Il governo israeliano ha sempre voluto la pace". La pace risultante dallo sterminio? La pace che dà il nome a un deserto? Come può volere o anche solo essere interessato alla pace un Governo che dà carta bianca ai coloni Ebrei fondamentalisti di aggredire, massacrare, incendiare, vandalizzare, distruggere il popolo palestinese, le sue case, i suoi templi e i suoi assetti economici? Come può mirare alla pace un Governo che nella sua compagine include responsabili di odiose dichiarazioni razziste che paragonano i non-Ebrei (forse anche Frattini?) a somari e scimmie, a esseri non-umani??

Come "dulcis in fundo" Frattini ha regaliato i suoi ascoltatori sionisti con un sonoro e stridente raglio sul motivetto della "minaccia nucleare iraniana"; qualcuno avrebbe dovuto avvisarlo di stare parlando a cittadini dell'UNICA potenza nucleare acclarata del Medio Oriente, nonché dello Stato che, dal 1956 a oggi, ha aggredito paesi vicini e circonvicini per ben sei volte, e che minaccia di farlo ancora...magari con le bombe atomiche!

Frattini, fedele ai diktat neocoloniali e razzisti dei suoi padroni sionisti e americani, certo pensa che le "riottose masse arabe" debbano essere tenute sotto controllo dalla ferula di qualche gendarme, come lo Stato sionista o i suoi collaboratori di Fatah. Quando i popoli europei si lasciano rappresentare da certi pagliacci dimostrano con tutta la sufficiente chiarezza quanto sia infantile e illusorio per i Palestinesi aspettarsi qualche "aiuto" dall'Occidente nella risoluzione dei loro problemi, che loro, e solo loro, hanno il diritto e il dovere storico di affrontare e portare a soluzione con tutte le lotte, i sacrifici e le lacrime necessarie. Per quanto riguarda il popolo italiano...per avere come 'volto' estero un politicante da strapazzo come Frattini, a esso va tutta la mia pena e la mia speranza che, in futuro, possano trovarsi un rappresentante più in linea con la Storia e il prestigio del loro Paese.

Tavola Calda "Da Bibi", cucina casalinga al sapore di Apartheid!


Gruviera Cisgiordana: Ha più buchi dell'autorità di Fatah

Salsa piccante al Napalm e Fosforo Bianco: Scotta!

Colomba della pace in Casseruola: Grigliata su braci di Uliveti sradicati e incendiati

Media Statunitensi: Il vostro cervello fritto nella propaganda filosionista

Crema di funghi alla moda degli insediamenti illegali: Spuntano come prataioli!!

Minestrone di retorica sul processo di pace: Potete riscaldarlo quanto volete!

Salame Kosher della "Soluzione a Due Stati": Se ci credete i veri salami siete voi!

Chef Bibi: "Un congelamento? Ma se qui é dal 1948 che non vediamo un congelatore!!!"

mercoledì 24 novembre 2010

Grande successo per il tour di reunion degli Al-Ashekeen in Cisgiordania

Gli Al-Ashekeen sono certamente il gruppo musicale palestinese più famoso nel Medio Oriente e nel mondo. Formati a Damasco nel 1977 dal compositore Hussein Nazek e dal paroliere/poeta Ahmad Dahbour la band completò i propri ranghi con musicisti e coristi palestinesi provenienti dai campi profughi della Siria e del Libano e saldò un legame artistico ma anche politico con l'OLP, in un periodo in cui l'espressione musicale sapeva ancora coniugare lo spettacolo con precise istanze e prese di posizione sociali e ideologiche.

Dopo anni e anni di successi e cambi di formazione la band si sciolse a fine anni '80, in un periodo di tensione interna anche nel movimento di Resistenza palestinese; adesso, dopo 25 anni, una nuova incarnazione della band, guidata dal veterano Nizzar al-Issa, ha intrapreso un tour internazionale che, passando dapprima attraverso il Canada, gli Usa, la Grecia, il Regno Unito, l'ha condotta attraverso le maggiori capitali arabe e infine in Cisgiordania, per una serie di concerti che toccherà Ramallah, Betlemme, Gerico, Jenin, Nablus e Abu-Dis.

"Sono lo spirito rivoluzionario della Palestina", esclama un fan, con un trasporto che sembrerebbe in contrasto con la sua età matura, "Ho vissuto trent'anni in America, ma ho tutti i loro dischi, tutte le loro canzoni, gli Al-Ashekeen rappresentano la nostra voglia di resistere e lottare, contraddicono qualunque cosa gli occidentali possano dire sulla rassegnazione dei Palestinesi, sul fatto che si siano abituati all'occupazione".

Nizzar al-Issa, pur soddisfacendo la richiesta del pubblico di ascoltare i vecchi "cavalli di battaglia", colmi di spirito rivoluzionario e impegno politico, dichiara però di stare spostando le coordinate stilistiche del gruppo su altri binari: "Le nuove canzoni non parlano di rivoluzione, ma piuttosto di lottare per mantenere integre le radici e le tradizioni culturali della Palestina; un'eredità ricca e variegata che dobbiamo raccogliere e portare avanti".

Meshaal ad Abbas: "I negoziati sono falliti, é il momento di resistere!"


La leadership politica di Hamas, il movimento Palestinese di Resistenza, ha invitato l'ex presidente dell'Anp e dirigente di Fatah Mahmoud Abbas a riconsiderare l'atteggiamento della sua organizzazione e a scegliere la ripresa delle attività di contrasto dell'occupazione israeliana della Palestina, vista la totale inulità di qualunque atteggiamento di cooperazione con lo Stato sionista e il tradimento da parte di quest'ultimo di ogni impegno di bloccare lo sviluppo degli insediamenti illegali di coloni Ebrei ultranazionalisti.
Baciando gli stivali di sionisti e cowboys Abbas non ottiene nulla: se smettesse almeno i suoi compatrioti lo disprezzerebbero meno!
Meshaal ha dichiarato che: "Se le pressioni delle più grandi potenze economiche e militari del mondo non riescono nemmeno a convincere i sionisti a porre una moratoria di tre mesi sull'espansione delle colonie illegali, allora é inutile sottoporsi ai veti e al controllo di simili 'negoziatori', incapaci di imporre la loro volontà a Israele anche su questioni tanto triviali".

Parlando a una cerimonia in onore del Giorno dell'indipendenza libanese tenutasi a Damasco, Meshaal ha ribadito una volta di più la determinazione del suo movimento di riconciliarsi con Fatah e ricomporre l'unità di intenti e scopi fra Palestinesi, rottasi col fallito Colpo di Stato tentato dagli uomini di Abbas nel giugno 2007.

I clown inglesi concludono il loro 'tour' della Striscia di Gaza


Con le ultime esibizioni tenutesi presso scuole, associazioni per l'infanzia e centri di sostegno psicologico per le vittime del "pogrom" militare sionista (che due anni fa lasciò oltre 1400 morti fra le rovine devastate di Gaza) si avvia verso la conclusione l'atipica tournée di un gruppo di clown, mimi e acrobati britannici, che ha trascorso le ultime settimane esibendosi per bambini e ragazzi della Striscia.

"La condizione in cui questi bimbi sono stati costretti a passare gli ultimi quattro anni" dichiara ai microfoni di un giornalista un membro del gruppo circense, "è paragonabile a una tortura psicologica, é un atto di guerra prolungato e continuato", riferendosi al continuo e soffocante assedio delle forze sioniste, che ha trasformato l'intera area sottoposta al controllo del legittimo Governo palestinese in un immenso "ghetto".

"Abbiamo fatto quel che ci era possibile fare, regalando un sorriso e qualche ora di svago alla popolazione infantile di questa terra tormentata; adesso cercheremo di fare tesoro di questa esperienza impegnandoci a sollevare coscienza e consapevolezza in patria e altrove". Parole determinate, da cui traspare ferma l'intenzione di non considerare l'esperienza fatta a Gaza come un 'capitolo chiuso'.

Tre operai Palestinesi muoiono in una raffineria israeliana: il Governo sionista dà la colpa alle vittime


"Morti bianche", "Incidenti sul lavoro", quante volte abbiamo sentito queste espressioni? Eppure, quando i sei operai di Paderno Dugnano sono rimasti coinvolti in un'esplosione che presso la ditta Eureco o i nove della Thyssen-Krupp di Torino rimasero avvolti dalle fiamme del rogo della linea 5, possiamo immaginare quale sarebbe stata la reazione dei familiari, dei colleghi, dell'opinione pubblica se la reazione delle autorità competenti fosse stata: "Non hanno operato seguendo i protocolli: se avessero lavorato con un sistema di sicurezza chiuso, come viene richiesto dalle norme, non sarebbe avvenuto niente!".

Persino in questa società rammollita da "grandi fratelli" e "isole dei famosi" e ingrettita dal culto del consumismo e dell'effimero, siamo certi che non si sarebbero contate le spontanee, salutari, giuste esplosioni di rabbia e indignazione, anche nelle strade e nelle piazze.

Ebbene, esiste un luogo dove una simile replica a una tragedia del Lavoro é possibile, e non fa scandalo, e non provoca contraccolpi nella società "civile" di quel paese (ma é poi 'civile' la società che tollera enormità simili e non reagisce?). Quel luogo é, ovviamente, lo stato sionista di Israele...la culla dell'Apartheid del XXIesimo secolo, dove la reazione del Governo per l'intossicazione mortale di tre operai Palestinesi e il ferimento grave di altri due rimanda alla mente le crudeli smargiassate di certi comandanti di lager nazisti come Rudolf Hoess o Amon Goeth.

George Zaatrah (31 anni), Tamer Marjiah (33) e Tamer al-Hajj (18), tutti provenienti dal villaggio di Yafia, nei pressi di Nazareth stavano lavorando in un impianto di raffinazione di Haifa quando un guasto nel sistema di conduzione dell'Acido solfidrico che serve a 'sgrezzare' il petrolio li ha investiti di vapori corrosivi ad altissima pressione e temperatura.

Altri nove colleghi, sopraggiunti per cercare di trarli in salvo, hanno a loro volta respirato copiose quantità di vapori acidi, necessitando poi di cure mediche e ricovero immediato. La loro generosità non é servita a salvare i tre, che sono deceduti ancor prima dell'arrivo dei sanitari.

I colleghi dei defunti e dei ricoverati hanno imputato l'incidente alle pessime condizioni dell'impianto, che viene mantenuto attivo a pieno regime per non rallentare i ritmi di lavoro: al suo interno quasi tutta la manovalanza é costituita da arabi israeliani o cittadini della Cisgiordania occupata.

L'azienda, spalleggiata dal Governo dell'Apartheid (nella persona di Shlomo Katz, autore della vergognosa dichiarazione citata), ha preferito riversare sulle vittime stesse le responsabilità, in un vergognoso scaricabarile su chi non può difendersi: siamo certi che le autorità sioniste non prenderanno nessun provvedimento e non eleveranno nessuna sanzione verso sfruttatori che lucrano sulla pelle dei lavoratori palestinesi...non é forse questa una delle pietre angolari del Sionismo realizzato?

Brutte notizie per l'AIPAC, dossier da 1400 pagine la accusa di malversazioni e irregolarità!


Oggi il Servizio imposte degli Stati uniti d'America, probabilmente la più potente agenzia fiscale del pianeta, ha ricevuto un esposto di quasi 1400 pagine che richiede la revoca immediata dell'esezione da tasse e tributi per l'AIPAC, la famigerata associazione lobbistica che porta avanti i desiderata e gli interessi di Israele con insuperato successo da oltre mezzo secolo, da quando cioé venne formata con questo esplicito scopo dallo stesso Ministero degli Esteri dello Stato ebraico.

Passata attraverso una successiva serie di nomi e di ordinamenti l'AIPAC assunse il suo assetto attuale nel 1964 e ha sempre resistito alle richieste (espresse anche dal Senatore William Fulbright e dal dirigente della CIA Victor Marchetti) di venire considerata come un'agenzia estera operante negli Stati Uniti, anche se praticamente tutti i suoi dipendenti, in quanto Ebrei, godono di cittadinanza israeliana, preferendo qualificarsi come "una lobby politica americana che si sostiene con donazioni di privati".
Cambiano i nomi, il partito, persino il colore dei Presidenti degli USA, ma tutti devono omaggiare il Moloch dell'AIPAC...
Quanto i "privati" che hanno a cuore le sorti dell'AIPAC possano essere generosi lo abbiamo scoperto con la vicenda del licenziamento di Steve J. Rosen, visto che milionari sionisti lo inondarono di denaro per quattro anni (curiosamente, tutto il tempo in cui, da licenziato, veniva indagato per accuse di spionaggio).

Le accuse principali del memorandum organizzato dall'IRMEP (Institute for Research on Middle-East Policies) sono:

-Falso scopo caritatevole, l'AIPAC si presenta come una 'charitable association' quando invece i suoi scopi hanno vari e molteplici fini, nessuno dei quali ha a che fare con la carità o la solidarietà con i più deboli.

-Fraudolenta esenzione tributaria, nella sua richiesta dello speciale status esentasse (che negli Usa si concede alle Chiese e a poche altre associazioni), l'AIPAC omise di evidenziare i suoi legami con l'AZC (Congresso sionista americano), un'organismo chiuso d'ufficio dal Dipartimento di Giustizia di Washington per la sua inottemperanza delle regole che avrebbe dovuto seguire in quanto organizzazione straniera operante in Usa (questo spiega come mai l'AIPAC preferisca le fasulle vesti 'caritatevoli').

Un riassunto del dossier sull'AIPAC é visionabile e scaricabile a questo link.

L'esposto é il risultato delle dichiarazione del Commissario del Servizio imposte Douglas Shulman che, in un colloquio radiofonico tenutosi nel Capodanno 2010, promise al direttore dell'IRMEP Grant F. Smith, autore di numerosi saggi sulla pervasisvità e il potere della lobby ebraica negli Stati uniti, che "Se un'associazione caritatevole viene meno al suo mandato e viola le leggi nazionali, certamente la perseguiremmo".

Ecco le prove che voleva, Commissario Shulman, dica alla sua segretaria di farle un bricco di caffé forte e si metta al lavoro!

martedì 23 novembre 2010

Abbas deve stare attento, lo 'squalo' Dahlan vuole sbranarselo in un boccone!

Come "Iznogoud" dei fumetti, anche Mohammed Dahlan vuole essere "Califfo al posto del Califfo".
Fonti ufficiali all'interno di Fatah, la fazione palestinese provvisoriamente in controllo della Cisgiordania dopo il suo fallito Colpo di Stato contro il legittimo Governo palestinese espresso da Hamas in conseguenza della vittoria elettorale del 2006, hanno recentemente svelato nuovi sviluppi nella serratissima faida interna che oppone Mohamed Dahlan, pupillo degli americani e di Israele, alla vecchia dirigenza guidata con mano malferma da un sempre più traballante Mahmud Abbas, l'ex-presidente dell'Autorità nazionale palestinese il cui mandato é scaduto nel gennaio 2009.

Il PIC (Palestinian information center) ha rivelato l'esistenza di una missiva di provenienza americana in cui gli sponsor d'Oltreoceano di Dahlan gli suggeriscono di prepararsi a una 'reprise' del suo fallito tentativo di abbattere il Governo palestinese (espressione del movimento Hamas), attualmente insediato a Gaza, suggerendo una forte correlazione fra tale messaggio e la Commissione d'inchiesta creata da Abbas per indagare sulle attività di Dahlan e di Naser Al-Qedwa, membro del Comitato centrale di Fatah.

E' chiaro che, in periodo contrassegnato da timidi tentativi di dialogo e accordo per la riconciliazione fra Fatah e Hamas qualunque "colpo di testa" di Dahlan e seguaci potrebbe far naufragare la trattativa, affondnando nel contempo ogni speranza di Fatah di riguardagnare popolarità e consenso fra la popolazione palestinese, ivi compresa quella della Cisgiordania, che mal tollera l'appeasement e la collaborazione di Fatah con Israele e le sue truppe di occupazione.

Ma Dahlan non condivide simili remore e preoccupazioni, l'ex profugo di Khan Younis ha ormai 'introiettato' e accettato come eterna e immodificabile la supremazia israeliana e, come tutti i lacché e i Quisling della storia, é solamente troppo ansioso di compiacere i suoi benefattori e finanziatori di Tel Aviv e di Washington, anche a costo di portare a una nuova esplosione di violenza fra Palestinesi.

Tale intendimento é confermato da un precedente memo intercettato, in cui gli americani fanno pressione perché Dahlan venga nominato "Responsabile degli interni" dell'esecutivo sponsorizzato da Fatah con base a Ramallah, la cui scoperta ha fatto salire al massimo la tensione fra Abbas e lo spregiudicato ex-capo dei "Falchi di Fatah".

Dahlan é l'esempio vivente di come l'abbandono della linea della lotta e della Resistenza da parte di Fatah abbia favorito la crescita di una "generazione" perduta di giovani dirigenti totalmente succubi del plauso e dell'approvazione israeliana e americana, disposti a qualunque cosa (persino a rinfocolare una guerra civile palestinese) pur di rimanere attaccati alla 'mammella' degli aiuti economici elargiti da Usa e dall'imbelle Ue.

Dahlan ha organizzato personalmente il "gruppo di fuoco" che ha tentato di assassinare il primo ministro palestinese Ismail Hanyieh il 14 dicembre 2006 e, nel giugno 2007, venne sonoramente sconfitto dai sostenitori di Hamas nella "Battaglia di Gaza", che vide tutte le 'roccaforti' di Dahlan cadere nel corso di meno di 96 ore di combattimenti, che costarono la vita a oltre 150 persone.
Soldati di Hamas portati in trionfo dopo la cacciata di Dahlan e dei suoi uomini dalla Striscia di Gaza.
Per 'vendicarsi' Dahlan non trovò di meglio che mettersi direttamente al servizio dei sicari del Mossad che nel gennaio 2010 assassinarono a Dubai Mahmoud al-Mabhouh, comandante delle Brigate Al-Qassam che lo avevano cacciato ignominiosamente da Gaza; Dahlan inviò nel principato del Golfo Persico i suoi luogotenenti Ahmad Hasnin e Anwar Shekhaiber, i quali prepararono il terreno al commando omicida dello Stato ebraico pagando auto in affitto e camere d'albergo con le loro carte di credito, in modo da limitare le "tracce" lasciate dagli assassini. Ambedue però vennero arrestati dalle forze di polizia giordane che li rimandarono a Dubai per venire interrogati sul loro ruolo nell'omicidio.

Sembra che adesso Dahlan stia meditando di completare definitivamente la metamorfosi di Fatah nella "gendarmeria indigena" di Israele, ma con lui stesso al posto di Abbas nel ruolo di ufficiale dei kapò. O,come direbbe il fumettistico Iznogoud: "Vuole essere Califfo al posto del Califfo".

lunedì 22 novembre 2010

Il Governo palestinese lotta per proteggere le rovine del monastero di Sant'Ilario


Il monastero di Sant'Ilario si trova nella Striscia di Gaza, a circa 15 Chilometri dalla città omonima e a tre dal campo rifugiati di Nusseirat. E' distante meno di 500 metri in linea d'aria dalla costa e sorge su una collinetta di 22 metri sul livello del mare. Esso risale al 329 dopo cristo, anno in cui, di ritorno dall'Egitto, ove si era convertito al cristianesimo e aveva studiato sotto Sant'Antonio Abate il futuro Sant'Ilario era tornato in patria, al villaggio di Tabatha, nella parte meridionale della Striscia.

Il monastero, oggi, consiste di diversi resti di strutture semi- o totalmente interrate (sepolcro, fonte battesimale, cimitero pubblico, sala delle udienze), piedi di colonne e altri basamenti; purtroppo nulla é restato del suo sviluppo verticale, ma costituisce comunque un interessante sito archeologico e una preziosissima testimonianza storica del cristianesimo delle origini. In special modo i sarcofagi dei primi monaci, abbisognano di urgenti interventi di restauro.

Il Ministero del Turismo del legittimo Governo palestinese (locato a Gaza dopo il tentativo di Colpo di Stato di Fatah) sta rapidamente prendendo provvedimenti per mettere in sicurezza e preservare il sito, ma l'assedio israeliano alla Striscia di Gaza rende difficoltoso, se non impossibile, il reperimento dei materiali adatti per condurre scavi ricognitivi e proteggere gli oggetti e le strutture più delicate. Pur tra mille impedimenti i tecnici mobilitati dal Ministero hanno intrapreso il difficile compito, consci della necessità di difendere questa preziosa testimianza del passato.

Aoun e Frangieh dichiarano tutto il loro sostegno a Hezbollah ed alleati

Il Libero Movimento Patriottico, formazione politica libanese guidata dall'ex-generale ed ex-primo ministro del Paese dei cedri, Michel Aoun, ha ufficialmente rafforzato i propri legami con l'altra formazione cristiano-maronita presente nella coalizione dell'8 marzo, il partito Marada di Suleiman Frangieh; insieme, i due leader, hanno ribadito il loro impegno nell'alleanza siro-drusa-sciita di centro-sinistra che si oppone ai conservatori che si radunano attorno alle bandiere dei Falangisti del clan Gemayel, dei sunniti filo-sauditi e delle altre formazioni di destra più o meno estrema.
Aoun (a destra) e Franjeh (a sinistra) ritratti durante il loro incontro a Bnashi.
L'ex-generale Aoun ha visitato Suleiman Frangieh nella sua tenuta di Bnashi, nella roccaforte di Zgharta, di cui il movimento Marada non perse il controllo nemmeno nei tempi più bui della Guerra Civile Libanese (1975-1990). Inconquistabile, Zgharta però non si rivelò inviolabile quando (nel 1978), le milizie neofasciste dei Gemayel uccisero con un raid guidato da Samir Geagea ed Elie Hobeika (futuro responsabile delle stragi di Sabra e Chatila) il padre di Suleiman, Tony, sua moglie Vera el-Kordahi e la loro figlioletta Jihane.
Vera el Kordahi, Antoine 'Tony' Frangieh e Jihane, uccisi nel 1978 da Samir Geagea e Elie Hobeika.
Suleiman, all'epoca appena adolescente, si salvò perché a Beirut per motivi di scuola.

Costretto dalle circostanze a crescere in fretta e a difendere l'eredità del clan Frangieh, Suleiman riorganizzò il suo seguito in un potente esercito privato (la Brigata Marada) che all'apice del suo potere arrivò a contare 3500 armati suddivisi in unità semiregolari, dotate anche di veicoli blindati ed equipaggiamenti pesanti assorbiti dalla VII Brigata delle forze armate libanesi e persino di una "marina" fatta di gommoni d'assalto Zodiac e pescherecci armati con cannoncini e mitragliatrici, che stazionava nel porto di Biblo.

Con gli accordi di Ta'if e la normalizzazione della situazione libanese Frangieh capì che il tempo degli eserciti privati era finito e riorganizzò i seguaci in un partito politico, che rimase sempre ferocemente avverso alle 'Forze Libanesi' e ai Falangisti del Kata'eb, monopolizzati dai Gemayel e da Geagea (Elie Hobeika è morto in circostanze misteriose nel 2002).

Michel Aoun, che da generale e ultimo presidente del Libano durante la Guerra civile aveva provato a ristabilire la sovranità del Governo sulle fazioni dei vari "Signori della guerra" scontrandosi duramente con le forze di Geagea e dei falangisti, a cui aveva sottratto i moli di Beirut, poi con i drusi e gli sciiti, a cui aveva bloccato i canali di contrabbando, e in seguito affrontando direttamente persino le truppe di occupazione siriana a cui tenne testa con successo grazie anche al sostegno di Saddam Hussein.

Sconfitto non sul campo, ma per il rivolgimento delle alleanze che vide Occidente e Usa passare dalla parte siriana in seguito all'invasione irakena del Kuwait, Aoun anche da esiliando mantenne un immenso favore popolare, avendo provato coi fatti che l'autorità dello Stato poteva essere imposta alle milizie e alle truppe occupanti; tanto che quando si sparse la voce che le truppe siriane si stavano preparando a toglierlo di mezzo con un colpo di mano una immensa folla di civili: maroniti, armeni, sciiti e drusi si raccolse attorno al palazzo presidenziale per proteggerlo.

Esiliato dal 1990 al 2005 Aoun rientrò in Libano dopo la morte di Rafik Hariri, fondando un suo partito politico (il Libero Movimento Patriottico), che si trovò ben presto alleato con la coalizione 8 Marzo (di cui fanno parte gli Sciiti di Hezbollah, il Partito Socialista della Nazione Siriana, il movimento Marada e il Partito Democratico libnese), che afferma la necessità di un Libano autonomo e indipendente dalle influenze Usa e israeliane.

Ambedue i leader politici si sono espressi criticamente nei confronti del Tribunale speciale per il Libano, di cui hanno criticato metodi d'indagine e finalità politiche, con riguardo specialmente alle testimonianze da esso acquisite come valide ma in seguito confutate e provate false. "Chiunque sostenga i lavori del Tribunale speciale, ora come ora" ha dichiarato Frangieh "non vuole il bene del Libano e dei suoi cittadini, ma serve interessi stranieri". Aoun, interrogato sul prossimo ritiro israeliano dal villaggio di Ghajar ha commentato: "Il diritto alla Resistenza non può essere messo in discussione; fino a che rimarranno forze armate animate da intenzioni ostili nei confronti del nostro Paese e della sua gente sarà pieno diritto di questa di armarsi e prepararsi a respingere eventuali aggressioni".