sabato 30 luglio 2011

Raed Salah rimarrà in libertà provvisoria fino al momento dell'appello contro il suo arresto!


Nonostante l'incessante lavorio della lobby inglese filoisraeliana sembra che l'Inghilterra abbia mantenuto vivi e attivi ancora alcuni 'anticorpi' di Diritto e democrazia, oppure, la recente debacle del più filosionista e filoisraeliano dei Media Mogul (Rupert Murdoch) ha tolto abbastanza vento alle vele dello zatterone pro-israele da rendere le sue ultime pressioni per l'annullamento della libertà provvisoria dello Sceicco Raed Salah nulle e inefficaci.

Salah, lo ricordiamo, capo della Fratellanza Musulmana in Israele, era entrato apertamente e regolarmente in Gran Bretagna per prendere parte ad alcuni simposi e seminari sulla condizione dei Palestinesi sotto il tallone dell'occupazione israeliana quando, in seguito a una campagna di fango orchestrata dai filosionisti britannici era stato arrestato senza accuse chiare tranne un generico addebito di "predicare l'odio".

Siccome Raed Salah é internazionalmente conosciuto come "Il Gandhi di Palestina" e non ha mai in nessuna occasione invocato metodi di lotta diversi dalla resistenza passiva e dalla disobbedienza civile appare blatante quanto assurdo e infondato fosse quell'addebito. Forte del suo buon diritto Salah ha fatto appello contro la sua incarcerazione e ha pagato la cauzione (trentamila sterline) per il suo rilascio; il suo caso verrà analizzato a settembre e, quando verrà sgravato di ogni accusa (cosa di cui é assolutamente certo) ha già annunciato che completerà i suoi impegni rivolgendosi al pubblico inglese come originariamente previsto.


Il Ministro dell'Interno del debole e screditato governo "bicefalo" Liberal-Conservatore, Theresa May, aveva cercatpo di guadagnare 'punti-pasticcino' nei confronti della lobby seipuntuta dichiarando recentemente che "credeva fortemente" che Salah avrebbe dovuto essere nuovamente imprigionato ma i giudici le hanno dato torto.
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I coloni israeliani si alleano coi neonazisti russi e li portano in visita al museo dell'olocausto!


Alexey Shiropayev e Ilya Lazarenko sono stati recentemente ospiti dei rappresentanti del partito israeliano di Estrema Destra "Ihud ha-Leumi" (Aryeh Eldad e Ayoob Kara) e di Tuvia Lerner, redattrice dell'edizione russa di Arutz Sheva, canale dei coloni più estremisti e intolleranti, insieme sono stati portati in giro per il paese, hanno visitato gli insediamenti illegali costruiti su terra rubata ai Palestinesi, con i pratini e le piscine innaffiati e riempiti dall'acqua deviata dai pozzi dei villaggi arabi e sono anche stati portati in tour al museo Yad Vashem, quello dove si celebrano i morti ebrei delle persecuzioni naziste senza mai menzionare una sola volta i Roma, i polacchi, gli omosessuali, gli oppositori politici, i Testimoni di Geova che morirono insieme a loro.

Che cosa c'é di strano chiederete voi? Bé, tanto per dirne una Shiropayev e Lazarenko sono i capi del più grande partito neonazista russo. Gente che fino a pochi anni fa celebrava il compleanno di Adolf Hitler, negava l'Olocausto e si faceva fotografare, come mostrato dalla televisione israeliana Canale 10, in queste belle pose qui riportate. Come é possibile che ora (passateci il termine greve) siano diventati "culo e camicia" con i fondamentalisti ebrei più violenti e intolleranti?

La risposta é già contenuta nella domanda: l'intolleranza dei movimenti (skinhead russi ed estremisti giudei) si é dimostrata un magnete più forte di ogni altra considerazione, soprattutto contando che i neonazisti russi ultimamente concentrano il loro odio molto di più contro i Ceceni (musulmani) che non contro gli Ebrei e che il loro culto della violenza gli fa naturalmente apprezzare lo Stato ebraico che uccide, bombarda, assassina, affama, invade a mano salva in tutto il Medio Oriente (e a volte in tutto il mondo) da oltre sessant'anni.

Episodi come questo ci confermano della profonda degenerazione in atto nella società israeliana che, una volta introiettato il razzismo anti-arabo e anti-musulmano per motivi di comodità politica trova sempre più naturale "mischiarsi" con i peggiori rappresentanti del razzismo europeo e internazionale: ieri Geert Wilders, oggi gli Skinhead russi, ripetiamo, a quando l'invito a Mario Borghezio? A quando una celebrazione in onore dell'assassino di Oslo?
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venerdì 29 luglio 2011

Il Ministro degli Esteri irakeno: "Nessuna possibilità di proroga alla permanenza delle truppe Usa nel paese!"


Con poche, nette e chiare affermazioni il Ministro degli Esteri Hoshyar Zebari ha rapidamente demolito ogni speranza americana di poter in qualche modo prolungare la presenza delle proprie truppe di occupazioni in terra mesopotamica oltre la scadenza del 30 dicembre 2011, chiaramente indicata dagli accordi siglati con l'ex-inquilino della Casa Bianca George Bush Jr. nel 2008, a pochi mesi dalla scadenza del suo mandato presidenziale.

zebari si é soffermato a considerare che, anche qualora agli Usa riuscisse di strappare un contemporaneo (e impossibile) consenso a Parlamento, Primo Ministro e Presidente, la proroga della permanenza delle truppe potrebbe estendersi solo per un paio d'anni, trascorsi i quali le cose sarebbero punto e daccapo. L'analista politico Abdul Zahra al-Majid, interrogato dalla televisione iraniana in lingua inglese PRESSTV ha dichiarato che nei mesi scorsi gli Usa si sono mobilitati per trovare sistemazioni alternative alle loro truppe nell'area mediorientale, ottenendo a ogni richiesta dinieghi più o meno cortesi ma tutti equalmente fermi.

Negli scorsi mesi il leader della comunità sciita Moqtada al-Sadr, figlio del noto martire fatto assassinare da Saddam Hussein aveva dichiarato, direttamente e per bocca di portavoce, che qualora l'impegno al ritiro Usa non fosse stato onorato secondo gli accordi allora i suoi seguaci si sarebbero considerati sciolti dagli accordi di tregua in vigore dopo gli scontri armati del 2004-2008 che hanno visto le truppe occupanti (inglesi e americane) e i loro lacché iracheni incapaci di vincere la determinata resistenza dell'Esercito del Mahdi.
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Si aggrava la crisi umanitaria a Gaza! Penuria di combustibile mette a rischio le vite di centinaia di malati!


Con un annuncio che farà certo luccicare gli occhi e sfregare le mani dalla felicità agli Shylock di Tel Aviv, che sorvegliano notte e giorno l'assedio assassino contro il ghetto di Gaza il rappresentante del Ministero della Salute palestinese Bassam Barhoum ha dichiarato che, in conseguenza dello strangolamento economico imposto contro l'enclave costiera palestinese, le strutture sanitarie rischiano improvvisi e drammatici blackout dei loro servizi più essenziali.

Sembra strano che gli ospedali e le cliniche abbiano bisogno di gasolio e carburante ma, visto che Israele continua a bombardare l'unica centrale elettrica della Striscia per manteneral sempre inutilizzabile la maggior parte dell'energia usata a Gaza proviene da gruppi autonomi a combustibile, con grave spreco economico (una centrale funzionante sarebbe molto più efficiente) e inquinamento ambientale.

Gaza necessita per le minime attività di un milione e ottocentomila litri di carburante l'anno ma, nei primi sette mesi del 2011 ne ha ricevuti solo 400 mila di cui, per di più, il dieci per cento si é rivelato contaminato e inutilizzabile. 360 mila litri contro in fabbisoglio (nei primi sette mesi) di un milione e cinquantamila litri!

Se queste non sono cifre da "Ghetto di Varsavia" non sappiamo come si possa descrivere la situazione della Striscia in altra maniera se non "catastrofica". Dal carburante dipendono servizi sanitari essenziali come dialisi, incubatrici, apparati di aiuto alla respirazione, rianimazione e altro ancora. Se il mondo non si mobiliterà quanto prima per Gaza centinaia di malati, di feriti, di neonati, di cardio- e nefropatici potrebbero morire, sterminati dall'assedio del regime ebraico.
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Salehi: "Usa e Israele tramano contro il riavvicinamento tra noi e l'Egitto!"


Il Ministro degli Esteri iraniano Ali Akbar Salehi, concludendo con una conferenza stampa la visita ufficiale in Iran di una delegazione egiziana ha denunciato come, a fronte della volontà di avvicinamento e sviluppo delle relazioni bilaterali tra Teheran e Il Cairo i due paesi in questione debbano affrontare la minaccia delle trame americane e israeliane, volte a rallentare tale processo per salvaguardare i loro interessi nella regione.

Salehi ha indicato che questi paesi hanno costruito un'egemonia locale sulle divisioni e sui contrasti fra i paesi musulmani, evidenziati ad esempio nel sostegno prestato a entrambe le parti durante la guerra Iran-Irak (1980-88) o al ruolo giocato da entrambe durante la tragedia della Guerra civile libanese, secondo il classico motto latino del "divide et impera".

"Per fortuna", ha articolato il Ministro, "la Rivoluzione del 2011 e la cacciata dal potere del servo dell'imperialismo Mubarak ci ha concesso di abbattere una di queste barriere, indebolendo la trama americana e sionista", aggiungendo che la Repubblica Islamica ritiene di trovarsi sulla soglia di una nuova era per il Medio Oriente e per il Mondo musulmano, che vedrà finalmente prevalere le ragioni e gli interessi dei popoli rispetto a quelle degli sfruttatori stranieri e dei loro agenti prossimi.

La visita della delegazione egiziana conclusasi ieri é la seconda che copre la strada tra Il Cairo e Teheran, venendo dopo quella compiuta da personalità culturali e religiose che si sono recate nella Repubblica Islamica tra la fine di maggio e i primi del giugno scorso. L'Iran interruppe tutti i contatti diplomatici con l'Egitto dopo che Anwar Sadat, il traditore della rivoluzione nasserita che porto il proprio paese nel campo imperialista occidentale, concesse asilo allo Shah Reza Palhevi, in fuga dall'Iran dopo il crollo del suo potere corrotto e autoritario.
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L'Egitto si prepara a un venerdì di unità e mobilitazione!


Gli Egiziani sono pronti a mobilitarsi in centinaia di migliaia per richiedere con ancora più forza di quanto fatto finora il passaggio totale e definitivo dall'interim della Giunta militare e del Governo Sharaf da essa sostenuto a un'amministrazione civile che sia espressione della volontà popolare; fin dalle prime ore dell'alba vi sono rapporti e segnalazioni di gruppi di persone che in numero crescente si stanno dirigendo in Piazza Tahrir, per unirsi ai dimostranti già accampati da diversi giorni e rinnovare le proprie richieste di cambiamento e de-mubarakizzazione.

La Fratellanza Musulmana ha annunciato, dopo aver trovato un accordo con le altre forze politiche sulle richieste da portare avanti, il proprio pieno sostegno alle manifestazioni, che seguono di un giorno l'annuncio del Viceministro della Giustizia Mohammed Munie riguardo la data di inizio al processo a Mubarak, ai suoi figli e ad altre figure-chiave del regime deposto, come ad esempio l'ex-Ministro degli Interni Habib el-Adly, il cui rinvio del processo aveva scatenato vibrate reazioni da parte della cittadinanza e soprattutto dalle famiglie dei caduti durante gli scontri di piazza in gennaio e febbraio. Il processo prenderà il via il 3 febbraio e verrà celebrato in un centro congressi per dare modo a più spettatori, osservatori e giornalisti di poterlo seguire.

Il Ministro della Salute Amr Helmy ha dichiarato di avere 'prove cliniche sicure' che Mubarak é fisicamente in grado di venire processato; l'annuncio smentisce la voce secondo la quale l'ex autocrate del Cairo non era più in grado di mangiare cibo solido e versava in gravi condizioni di salute. Mubarak e figli, qualora sia riconosciuto il loro ruolo attivo nell'ordinare l'uso di forza letale contro i manifestanti potrebbero venire condannati persino alla pena capitale. Durante le manifestazioni di inizio anno la polizia e le 'squadracce' del Ministero dell'Interno uccisero ben 846 persone in tutto il paese.
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In Barhein la popolazione prepara una mobilitazione di massa davanti all'ambasciata Usa!


Il portavoce del Movimento 14 febbraio per la democrazia e il cambio di regime in Barhein ha chiamato la popolazione dell'isola a un massiccio sit-in che dovrà tenersi nella giornata di oggi di fronte alla sede diplomatica americana a Manama, per protestare contro le indebite ingerenze di Washington negli affari interni del paese e per il supporto all'invasione da parte delle truppe saudite e degli UAE, che si sono impegnate a fondo a reprimere nel sangue le manifestazioni popolari degli ultimi mesi.

Abdul Raouf al-Shayeb, latore del messaggio di mobilitazione ha dichiarato che la manifestazione sarà specialmente e precisamente indirizzata contro l'ambasciatore Usa nel paese e contro la posizione ambigua e ipocrita della Casa Bianca, che invoca diritti umani e democrazia solo e soltanto quando fa comodo ai suoi interessi imperialistici, dimenticandosene convenientemente quando a compiere abusi e repressioni sono i suoi sodali delle autocrazie petrolifere del Golfo Persico.

Solo sabato scorso nuovi convogli corazzati sauditi sono arrivati nel paese per dare manforte alle truppe già schierate da settimane. Nel mese di giugno una corte militare operante al di fuori di tutte le garanzie del Diritto ha condannato 'in absentia' e senza dare loro modo di difendersi sette rappesentanti del fronte per la democrazia, tra cui lo stesso Al-Shayeb, a pene detentive per complessivi 15 anni a testa.
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giovedì 28 luglio 2011

Nuovi guai per Dahlan! La casa di Ramallah viene perquisita e l'omicidio si aggiunge alla lista delle accuse contro di lui!


"Come cadono (anzi, precipitano) i potenti!"; l'osservazione é d'obbligo prendendo in esame l'odissea personale di Mohammed Dahlan, soltanto ieri 'ascaro fedele' dell'occupazione israeliana, costantemente impegnato a "superare a destra" tutto il corrotto e tentennante gruppo dirigente di Fatah cercando di mostrarsi il più servile e servizievole 'bwana' palestinese nei confronti delle richieste, delle imposizioni e dei diktat di Tel Aviv, fino alla decisione di tramare con alcuni fedelissimi nientemeno che un piano per contestare la leadership di Abbas e arrivare a deporlo, con le buone o, se necessario, con le cattive.

Ma il castello di carte costruito dallo "squalo" Dahlan é stato scompaginato e distrutto dal forte vento della "Primavera Araba" che, privando l'ex 'ras' dei servizi di sicurezza di Al-Fatah del necessario sostegno egiziano (garantito dal regime di Mubarak) lo ha improvvisamente marginalizzato e indebolito tanto da permettere ad Abbas di contrattaccare con tutta la furia vendicativa di un Saturno che veda vacillare il Giove che si apprestava a colpirlo a morte.

Avevamo lasciato l'ex "squalo", ormai piuttosto sdentato, a barcamenarsi tra fallimentari tentativi di contrabbando d'armi pro-Gheddafi e improvvise fughe all'estero di suoi 'fedelissimi', inseguiti da mandati di cattura nella migliore tradizione degli intrecci a base di corruzione, traffici illeciti, tradimenti e doppi giochi; lo ritroviamo oggi, per così dire, prigioniero in casa sua, letteralmente chiuso a chiave in una stanza della sua lussuosa villa di Al-Tirah, sobborgo di Ramallah, mentre gli uomini della sicurezza di Fatah mettevano a soqquadro il resto, levando poi le tende in compagnia di faldoni di documenti, computer portatili e hard disk, oltre a numerose mazzette di denaro contante trovato in giro qua e là per la casa.

L'irruzione degli ex-camerati di Fatah (ricordiamo che Dahlan é stato dapprima sospeso e quindi espulso dall'organizzazione a causa dei suoi complotti contro la leadership di Abbas, recentemente una corte del Comitato Centrale ha respinto al mittente la richiesta di appello contro l'espulsione, avanzata da Dahlan nelle settimane scorse) é avvenuta, come da copione, alle cinque di mattina quando, secondo quanto riportato dalla France Presse una "pattuglia dell'alba" si é presentata alla villa di Al-Tirah cogliendo l'ex 'giovane leone' di Fatah ancora nelle braccia di Morfeo.
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Javanfekr: "Il processo di riavvicinamento tra Iran ed Egitto é ormai inarrestabile!"


Il Consigliere per le Relazioni con i Media del Presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejahd, Ali Akbar Javanfekr ha dichiarato nella giornata di ieri che il miglioramento già attualmente in corso delle relazioni bilaterali tra Teheran e il Cairo "aiuterà la radicale trasformazione e lo sconvolgimento di decennali equilibri di potere nella regione", arrivando a definire Egitto e Iran "Le vere e proprie 'ali culturali' del Medio Oriente e del Mondo Musulmano".

In effetti, fin dai tempi dei Faraoni di Luxor e Tebe e dei Re dei Re di Persepoli e Ctesifonte, pochi paesi hanno esercitato un'influenza tanto grande sulla Storia e sulla Cultura non soltanto del Medio Oriente, ma del mondo intero, adesso, nel bel mezzo di un "riallineamento dell'asse del potere mondiale" che vede Europa e soprattutto Stati Uniti di fronte al declino apparentemente inarrestabile di una supremazia mondiale durata quasi trecento anni (di cui meno di cento effettivamente egemonizzati dalla potenza a stelle e strisce), sembra proprio che le opportunità per i due paesi di riconquistare fette più grandi di prestigio e influenza nell'area siano decisamente presenti e l'atmosfera favorevole a un simile sviluppo.

"I nostri nemici sanno fin troppo bene che mano a mano che Egitto e Iran si riavvicinano tutti i popoli della regione si sveglieranno e i burattini e i servi dell'imperialismo straniero perderanno potere e influenza"; queste frasi sembrano riferirsi fin troppo chiaramente alle continue manifestazioni di massa che scuotono ormai da mesi paesi come lo Yemen, il Barhein, la Giordania e persino, seppure su scala minore, la monarchia assoluta di Casa Saoud, garante degli interessi petroliferi Usa.
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Delegazione di Hamas in visita ai campi profughi palestinesi in Libano!


Una delegazione di rappresentanti di Hamas ha passato gli ultimi due giorni visitando i campi profughi in terra libanese di Chatila e Burj al-Barajina, situati nei pressi della capitale Beirut; la delegazione comprendeva il membro del Consiglio Legislativo Palestinese Salah al-Bardawi, il portavoce di Hamas Fawzi Barhoum, il portavoce del Governo Hanyieh Tahir al-Nunu e il Direttore Generale dell'Ufficio Media del Governo, Hassan Abu Asheesh.

I rappresentanti hanno incontrato profughi palestinesi e rappresentanti delle varie fazioni politiche in ambo i campi, ascoltando i loro racconti sulle condizioni locali e fornendo dettagli sullo stato della popolazione nella Striscia di Gaza assediata, argomento che non cessa di suscitare la curiosità e l'apprensione degli ospiti dei campi libanesi, una volta considerati i più sfortunati tra i Palestinesi, che rischiano però di venire superati quanto a sofferenza e disagi, dagli abitanti dell'enclave costiera strangolata da Israele.

Altro argomento su cui i profughi e i loro rappresentanti hanno chiesto di venire aggiornati è stata la situazione delle trattative per la riconciliazione Hamas-Fatah, per l'avanzamento delle quali é stato rivelato che sono stati messi in programma nuovi meeting al Cairo; infine, sempre su esplicita richiesta dei loro ospiti, i rappresentanti di Hamas hanno fatto riferimento anche al livello di preparazione militare raggiunto dalle brigate della Resistenza, nonché sulle loro ultime attività in risposta a raid e attacchi delle forze militari sioniste contro Gaza, le sue infrastrutture economiche e la sua popolazione civile.
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mercoledì 27 luglio 2011

Le forze della Resistenza Egiziane e Palestinesi sentono spirare il vento favorevole della Primavera Araba!!


Si é chiusa al Cairo la Quarta Conferenza Congiunta del Fronte della Resistenza arabo-palestinese, che ha concluso i propri lavori con una dichiarazione comune resa presso la sede del Sindacato dei Giornalisti; durante i lavori figure prominenti del panorama politico e resistenziale egiziano e palestinese si sono dette d'accordo sulla necessità che una massiccia mobilitazione, che assuma i tratti di una vera e propria rivolta come quelle che hanno scosso il Mondo Arabo a partire dall'inizio dell'anno, si verifichi anche in Palestina, soprattutto per garantire la salvezza dei luoghi sacri cristiani e musulmani minacciati dall'ondata di "giudaizzazione forzata" sostenuta e appoggiata da Israele.

I partecipanti alla conferenza hanno discusso a lungo di quanto gli eventi verificatisi finora in Tunisia, Egitto, Giordania, Yemen e Barhein potranno influenzare o prefigurare quelli futuri che avranno luogo in Palestina e si sono detti d'accordo che il nuovo clima che si respira non solo nel Mondo Arabo, ma in tutto il Medio Oriente non potrà che favorire la prossima liberazione non solo di Gerusalemme ma di tutte le terre che attualmente languono sotto il tallone sionista.

Il leader della Jihad Islamica Khaled al-Batesh ha sottolineato che contro l'occupazione israeliana la Resistenza é una scelta obbligata e che, come confermato da quanto successo nel corso degli ultimi vent'anni il destino ultimo di quanti cerchino di 'trattare' con i sionisti é quello di vedersi sconfessati e disconosciuti dalla nazione palestinese e dalla comunità araba. "In ultimo, a Dio piacendo, coloro che hanno scelto la difficile strada della Resistenza saranno esaltati nella vittoria, mentre quanti hanno cercato di accordarsi col nemico ne condivideranno la sconfitta e l'umiliazione".

Da parte sua il portavoce della Coalizione Socialista Egiziana, Abdul Ghaffar Shuker ha ricordato con orgoglio come, a fianco di quella egiziana, la bandiera palestinese sia stata alzata nelle proteste di piazza Tahrir fin dai primissimi giorni, a testimonianza di quanto profondamente gli Egiziani sentano vicino al loro cuore il fato e la sofferenza dei fratelli palestinesi e come, fin dai primi giorni del nuovo Egitto post-Mubarak tutta una serie di iniziative siano state portate avanti per roversciare nei fatti e nella lettera le biasimevoli scelte filo-sioniste e filo-imperialiste dell'ex-"faraone".

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La Cina avverte Israele: "Necessario bloccare per sempre ogni attività di insediamento e trasferimento di popolazione in Palestina!"


Rivolgendosi a una sessione mensile del Consiglio di Sicurezza ONU sulla situazione nella Palestina occupata il vice-rappresentante della missione diplomatica cinese, Wang Min, ha espresso la netta e decisa opposizione della Repubblica Popolare a qualunque nuovo progetto di insediamenti ebraici in Cisgiordania, così come all'ampliamento di quelli purtroppo già esistenti, invitando il Governo di Tel Aviv a prendere iniziative decise per interrompere "una volta per tutte" le attività di insediamento e trasferimento di popolazione nei territori occupati. "Le attività israeliane in tal senso portano come diretta conseguenza l'arenarsi di ogni ipotesi di dialogo per la pace, che senso può avere discutere attorno a un tavolo mentre sul terreno nuovi insediamenti spuntano come funghi?".

L'agenzia stampa Xinhua ha riportato le parole di Wang Min dando particolare enfasi alla richiesta di immediata interruzione delle attività di insediamento che, come ricorderanno i nostri lettori di più lunga data sono letteralmente "decollate", esplodendo esponenzialmente, dopo la scadenza del 'blocco' di dieci mesi dichiarato da Netanyahu nel corso del 2010. In realtà, come é stato provato da più parti, anche durante il 'blocco' le attività costruttive fervevano, ma a ritmo più limitato e circoscritte in maggior parte ad estenzione ed allargamento di insediamenti ebraici già esistenti.

Invece, dall'autunno 2010 in poi, tutta la Cisgiordania é stata invasa da centinaia di bulldozer, ruspe e macchine operatrici che, spinanando e livellando orti, uliveti, mandorleti, villaggi e moschee degli abitanti originari, facevano posto agli orribili villozzi, ai desolanti pratini all'inglese, alle piscine e alle fontane riempite d'acqua rubata ai pozzi palestinesi "riservati", secondo le stringenti norme dell'Apartheid sionista ai violenti e intolleranti coloni 'paracadutati' in Palestina dagli Usa, dall'Inghilterra, dall'Ucraina e dall'Australia.
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Esplosione nel Sud del Libano ferisce cinque caschi blu francesi

A due mesi di distanza dall'incidente esplosivo nel quale erano rimasti feriti sei membri italiani del contingente ONU di interposizione che da cinque anni sorveglia il confine Libanese contro sconfinamenti e violazioni da parte delle truppe di Tel Aviv ieri sono stati cinque i 'caschi blu' francesi a rimanere coinvolti nello scoppio di un ordigno lungo la strada per Sidone.


Secondo i primi rapporti e le dichiarazioni rilasciate dal portavoce dell'Unifil Neraaj Singh il veicolo francese é stato investito dallo scoppio di una mina collocata lungo la strada appositamente per offendere le truppe internazionali, che sono solite percorrere quell'arteria: tre militari hanno necessitato il ricovero in ospedale, di essi uno versa in "condizioni critiche".

Fin dal settembre 2006 le forze armate francesi stanziate nella zona si sono trovate più e più volte sull'orlo dello scontro con gli Israeliani che pretendevano di poter violare il confine, condurre rastrellamenti e perquisizioni e compiere altre grossolane violazioni dei termini di armistizio che segnarono la conclusione della fallimentare campagna di aggressione armata contro il Libano. Più di una volta le forze aeree di Tel Aviv hanno provocato i militari transalpini gettandosi in picchiata sulle loro posizioni, accendendo i radar d'attacco e i collimatori delle armi.
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martedì 26 luglio 2011

Khaled Mishaal a Damasco interviene alla commemorazone della Rivoluzone di Nasser, paragonandola alla recente cacciata di Mubarak!


Khaled Mishaal, Segretario del Politburo di Hamas e massima autorità del Movimento musulmano di Resistenza, ha preso parte per la prima volta alle celebrazioni tenutesi all'ambasciata egiziana di Damasco per commemorare il 59esimo anniversario della Rivoluzione dei "Giovani Ufficiali" che cacciarono il corrotto sovrano filo-occidentale Re Farouk e consegnarono il potere a Gamal Abdel Nasser e ai suoi seguaci.
In questo fotomontaggio creato poco prima della Rivoluzione del 2011, Mubarak veniva raffigurato come il molle e corrotto Re Farouk...
Mishaal, nell'occasione, non ha potuto evitare di fare paragoni tra la caduta dell'autocrate Farouk e quella di Mubarak, tra la rivoluzione Nasserita di quasi sessant'anni fa e quella popolare e di massa che ha visto protagonista i cittadini del Cairo a inizio 2011; evidenziando come, oggi come allora, tutto il Mondo Arabo guarda verso l'Egitto con speranza, augurandosi che il Paese del Nilo riprenda il suo ruolo-leader nel Medio Oriente e nel Nord Africa.
I 'Liberi Ufficiali' egiziani, fra di loro, oltre a Nasser, si riconosce Sadat, che di quella Rivoluzione sarà il Giuda e il traditore...
Il sito-web ufficiale di Hamas ha citato il Segretario Mishaal articolando ulteriormente il suo pensiero, che é culminato nell'augurio che un futuro con più democrazia, autonomia, indipendenza e anche welfare e tutela per i lavoratori e per le fasce più deboli della popolazione attenda gli Egiziani, ricompensandoli per i gradi sacrifici fatti alla vigilia e anche all'indomani della Rivoluzione.
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Annunciato a Beirut il nuovo convoglio di aiuto umanitario "Viva Palestina 6"!!


Un nuovo convoglio internazionale d'aiuto umanitario, "Viva Palestina 6", é stato annunciato durante lo svolgimento dell'evento "Università estiva per la Palestina", in corso a Beirut sotto gli auspici del fondatore dell'iniziativa, il britannico George Galloway.

"Viva Palestina 6 arriverà a Gaza il 27 dicembre 2011; una data fortemente simbolica e scelta con particolare attenzione, visto che segnerà il terzo anniversario dell'aggressione militare sionista conosciuta come 'Operazione Piombo Fuso', che ha lasciato dietro di sé oltre 1500 morti e devastazioni immani, che l'assedio e lo strangolamento economico della Striscia costiera prolungano e fanno perdurare ancora oggi".

Viva Palestina é una ONG benefica creata il gennaio 2009, esattamente alla fine di quel bestiale "pogrom" militare, e trae il suo nome dai convogli umanitari "Viva Espana", che attraversarono la penisola iberica durante la Guerra Civile Spagnola per recare aiuto alle popolazioni colpite dalle conseguenze di quel conflitto, scatenato dal militarismo fascista tanto caro ai politici e ai generali di Tel Aviv che ogni giorno cercano di replicarne le peggiori enormità a danno della popolazione di Palestina.

La popolazione di Gaza, negli ultimi due anni ha imparato ad apprezzare gli sforzi dei volontari internazionali mobilitati da Galloway e soci tanto che, alla domanda "Quale genere di aiuto vorreste che portassimo al nostro ritorno?" la cittadina di Gaza Remah al-Mubaraq, pochi mesi addietro ha risposto: "Vogliamo più occhi, gli occhi di tante persone di tutto il mondo, che vedano quel che accade qui e possano rendersi conto di quel che succede a noi e alle nostre famiglie!".

Finora i convogli "Viva Palestina" hanno distribuito alla popolazione civile della Striscia beni e aiuti umanitari per oltre cinque milioni di Euro.
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Hamdan: "Hamas catturerà altri soldati sionisti per costringere Tel Aviv a rilasciare i prigionieri politici palestinesi!"


Il responsabile per le Relazioni esterne di Hamas, Ousama Hamdan, ha dichiarato da Beirut che la Palestina oggi come oggi é "impegnata a fondo in una battaglia su due fronti", dovendo da un lato continuare e anzi intensificare le proprie attività di Resistenza contro l'occupazione sionista e d'altra parte preservare l'unità politica del fronte interno, da poco ritornata possibile, nella cornice di un deciso sforzo militante contro Tel Aviv e il suo apparato politico-militar-finanziario, "sola via per affermare stabilmente gli inalienabili diriti del popolo".

In una dichiarazione rilasciata agli organi di stampa Hamdan si é detto totalmente convinto che "solo attraverso gli atti e le opere di una Resistenza sempre più audace e marcata il sionismo conoscerà le più amare sconfitte, venendo costretto ad abbandonare la terra di Palestina come già ha dovuto abbandonare il Libano e la Striscia di Gaza". Hamdan ha anche aggiungo che "é pura follia" aspettarsi una qualunque forma di 'riconoscimento' di Israele o di accettazione della sua esistenza da parte di Hamas.

Toccando la questione dei prigionieri politici ha echeggiato le parole del suo collega in Libano, Ali Barakah, affermando che la priorità massima della Resistenza musulmana é proprio quella di liberare il massimo numero di detenuti politici dalle galere sioniste e che, a tal fine, si stanno studiando diverse opzioni operative, compresa anche quella di rapire altri soldati ebrei da usare come merce di scambio.
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Convoglio scozzese di aiuti umanitari bloccato al varco di confine! Mentre la Striscia di Gaza muore di assedio!!



In una esclusiva intervista con l'emittente iraniana in lingua inglese PRESSTV il Dottor Hasan Nowarah, membro del comitato di accompagnamento del convoglio scozzese di aiuti umanitari diretti a Gaza, attualmente fermo al varco di confine di Rafah, ha dichiarato che "non esistono giustificazioni valide" per impedire l'accesso della carovana solidale nell'enclave palestinese addediata, messa in ginocchio dalla cronica mancanza di cibo, medicine, equipaggiamenti e forniture mediche, latte in polvere e altri articoli essenziali.

Nowarah ha dichiarato che, durante il suo interrogatorio da parte di un ufficiale doganale egiziano, ha potuto vedere coi suoi occhi che il file delle autorità del Cairo in merito al convoglio di aiuti é fornitissimo e dettagliato e che, quindi, la pretesa del Cairo di dover condurre "accertamenti" sull'origine e sulla natura delle del convoglio "non é altro che una scusa".

I volontari scozzesi hanno lasciato il Regno Unito solo per sperimentare fastidiosi ritardi e inconvenienti sia in Italia che ad Alessandria d'Egitto; quando finalmente sono riusciti ad attraversare il Sinai, giunti ormai in vista del loro obiettivo, si sono visti negare l'accesso alla Striscia nonostante le assicurazioni ricevute prima della partenza dall'ambasciata egiziana in Gran Bretagna riguardo al fatto che i volontari sarebbero stati accolti "a braccia aperte" in Egitto.
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I parlamentari UE in visita a Gaza incontrano Jamal al-Khoudry


La delegazione di diciassette parlamentari europei che ha iniziato lo scorso week-end la sua visita della Striscia assediata di Gaza, sotto gli auspici del Consiglio per le Relazioni Europa-Palestina, si é incontrata ieri col parlamentare palestinese Jamal al-Khoudry. Durante il meeting Khoudry, eletto come indipendente durante le libere e democratiche consultazioni vinte da Hamas nel 2006, ha sottolineato l'importanza della visita dei delegati UE e la necessità che tale evento non resti isolato.

"Il popolo di Palestina ha disperato bisogno di tutto l'aiuto che può riuscire a trovare, in ogni organizzazione, forum, istituzione, ogni sostegno é importante per chi lotta per l'affermazione dei propri diritti". Il parlamentare ha poi indicato come la situazione umanitaria nell'enclave costiera, ormai sull'orlo della totale tragedia, richieda il prima possibile l'apertura incondizionata dei varchi commerciali, verso l'Egitto (Rafah), ma anche verso la Cisgiordania.

Al-Khoudry ha sottolineato come la riapertura del porto di Gaza e la riattivazione dell'aeroporto internazionale (livellato dai bombardamenti sionisti durante il brutale 'pogrom' militare di Piombo Fuso) dovranno poi costituire i passi successivi. I parlamentari europei si sono impegnati a esercitare pressioni presso i rispettivi governi e le istituzioni europee in tal senso.
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lunedì 25 luglio 2011

Barakah: "La priorità di Hamas é costituita dal rilascio di tutti i prigionieri politici palestinesi!"


Il Rappresentante del Movimento musulmano Hamas in Libano, Ali Baracha, ha dichiarato che l'organizzazione é decisa a ottenere la liberazione di tutti i detenuti politici palestinesi attualmente sottoposti a torture, abusi e indegnità nelle carceri del Regime dell'Apartheid e che, per raggiungere tale obiettivo "ogni mezzo, ogni tattica e condotta operativa é ammessa e accettata".

Baracha, in una dichiarazione diffusa sul sito www.hamasinfo.net nella giornata di domenica ha dichiarato che le priorità della Resistenza palestinese é costituita dalla soluzione del nodo dei prigionieri e che di fronte a essa "ogni altra agenda rimpicciolisce e scompare". Ha anche dichiarato che Gilad Shalit, il cittadino francese arruolatosi nell'esercito di israele catturato mentre si preparava a invadere la Striscia di Gaza, dimostra, con la sua prolungata prigionia la determinazione ferrea di Hamas a non cedere nemmeno uno degli assetti che alla lunga potranno rivelarsi decisivi per strappare allo Stato sionista le concessioni che finora si é rifiutato di fare.

Baracha ha dichiarato che Hamas terrà una serie di manifestazioni di massa in Libano, anche davanti agli uffici della Croce Rossa, alcuni ufficiali della quale verranno invitati a prendere coscienza della situazione dei prigionieri in mano a Israele e ad esercitare pressioni utili alla loro liberazione.

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Aoun: "Il Libano come oggi lo conosciamo non potrebbe esistere senza il decisivo contributo di Hezbollah!"


Vi sono poche figure in Libano più prestigiose e popolari di Michel Aoun: ex-Generale dell'Esercito ed ex-Primo Ministro, quando assunse il potere i cristiani maroniti della destra falangista filoisraeliana pensarono di aver trovato in lui una comoda pedina da manipolare, essendo egli stesso cristiano e maronita; dovettero ricredersi presto quando, galvanizzando tutte le truppe a sua disposizione, Aoun condusse un'offensiva vittoriosa contro le loro milizie ribelli (per la maggior parte composte da disertori dell'Esercito armati da Usa e Israele), strappando loro le banchine del porto di Beirut e mettendo fine ai traffici di droga e armi con cui i falangisti si "finanziavano".

Attraverso una complessa parabola militare e politica l'ex-Generale é riuscito a creare il più forte partito cristiano del Paese dei Cedri, strappando la preminenza alle formazioni falangiste, che si sono dovute attaccare alla malferma zattera del musulmano sunnita (allevato in Arabia Saudita) Saad Hariri, il Renzo Bossi libanese, per non venire totalmente sgretolate e dimenticate. Il partito di Aoun, il Libero Movimento Patriottico, é oggi insieme a Hezbollah ed Amal (formazioni musulmate sciite) uno dei cardini dell'Alleanza 8 marzo, che ha portato Najib Mikati alla premiership dopo aver fatto crollare la maggioranza di Hariri sottraendole l'appoggio esterno dei Drusi del PSP.

Se un personaggio come Aoun dichiara che: "Il Libano come lo conosciamo oggi non potrebbe esistere senza Hezbollah", ha ottime ragioni per farlo, ed é proprio quel che é successo ieri, durante un'intervista radiofonica incentrata sul quinto anniversario dell'invasione sionista del 2006, che Michel Aoun ha pronunciato queste pesanti e impegnative parole nei confronti del movimento di Hassan Nasrallah: "Popolo, Esercito e Resistenza, su questi pilastri si poggia il Libano moderno, nessuna di queste tre colonne é isolata; togliendone una le altre si inclinerebbero fino a crollare a loro volta, il nostro nemico (Israele, NdR) lo sa ed é per questo che, avendo fallito con l'aggressione armata diretta, sta ora cercando di minare la colonna della Resistenza con mezzi obliqui e ipocriti".

Quest'ultima frase, ovviamente é riferita alle speciose e pretestuose accuse del "Tribunale speciale per il Libano", organo più che degno del termine dispregiativo anglosassone di 'Corte-Canguro', che, dopo aver fallito nel tentativo di coinvolgere la Siria di Bashar Assad nell'assassinio di Rafik Hariri (ucciso da Israele con un missile lanciato da un drone senza pilota), starebbe ora cercando di accusare quattro dirigenti di Hezbollah per lo stesso crimine, nella speranza di mettere l'opinione pubblica libanese contro il partito della Resistenza che ha difeso l'integrità territoriale del Libano del Sud durante l'occupazione israeliana (1985-2000) e durante la guerra di cinque anni fa.
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Il terrorista assassino di Oslo era in rapporti con estremisti inglesi filoisraeliani!


Anders Behring-Breivik, l'estremista massone e islamofobo responsabile della carneficina di Oslo, durante la quale, in diversi attacchi pianificati e portati avanti con una precisione militare che fa dubitare della matrice "solitaria" che i media con sospetta urgenza sembrano volersi affrettare ad attribuirgli é stato ospite, agli inizi della sua militanza razzista e violenta, della famigerata organizzazione inglese EDL.

L'EDL, che nel Regno Unito porta avanti un programma intollerante basato sull'islamofobia, é nota per le ottime relazioni che intrattiene con i fanatici sionisti e per l'aperta ammirazione che leader e militanti professano verso lo stato di Israele, in ciò imitati da molti altri rappresentanti dell'ultradestra europea che, scordate le fascinazioni neonazista, guardano invece con simpatia a Tel Aviv e al Regime dell'Apartheid ebraico, ai suoi attacchi contro Palestinesi e musulmani, alle sue politice persecutorie e discriminatorie.

Siccome é noto come tali gruppuscoli razzisti e violenti siano da sempre "terreno di coltura" e di reclutamento per i servizi segreti e avendo il Mossad più volte organizzato operazioni di assassinio e terrorismo all'estero (si pensi alle squadre omicidi sguinzagliate contro i combattenti palestinesi, come Mahmoud Mabouh), viene lecito il dubbio se la Norvegia, paese occidentale tollerante e aperto, sensibile alle istanze del popolo palestinese, già da ora pronto a riconoscerne lo Stato, partecipante a tutti i livelli alla campagna BDS (i fondi sovrani norvegesi hanno espulso dal loro portfolio di investimenti aziende in affari con Israele) non sia stata "punita" da qualche operativo del cosiddetto "Istituto" che abbia dato una mano allo squilibrato Breivik rendendolo capace di compiere un vero e proprio massacro.
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