sabato 10 settembre 2011

Stato d'Emergenza in Egitto, inizia il "Secondo Tempo" della Rivoluzione: "Egiziani tutti in Piazza, Tantawi nuovo Mubarak!"


La situazione egiziana é in piena evoluzione o, si potrebbe ormai dire, in piena Rivoluzione; mentre l'ambasciatore sionista Levanon aspetta in una lobby dell'aeroporto internazionale del Cairo l'aereo che lo riporterà nella Palestina occupata un frenetico scambio di telefonate é in corso sulla Linea Rossa che unisce Tel Aviv a Washington: i più attivi alla cornetta sarebbero il Ministro della Guerra sionista Ehud Barak (cui la Storia dopo la debacle del 2000 in Libano ha appena consegnato un'altra bollentissima patata) e il ridicolo Leon Panetta, un allucinato che ancora l'altro giorno pronosticava 'Rivoluzioni Verdi' in Iran.


La Giunta militare guidata dal Maresciallo Tantawi avrebbe, a quanto riporta la saudita Al-Arabiya, decretato lo stato d'emergenza nella capitale e proprio questa mossa potrebbe far pendere contro i generali la bilancia delle simpatie popolari; se finora l'atteggiamento cauto e piuttosto equilibrato tenuto verso le proteste popolari, unito al ricordo di come i militari si rifiutarono di obbedire a Mubarak e attaccare le manifestazioni di piazza a inizio anno, erano stati sufficienti a fare accettare la tutela militare sugli affari pubblici dopo la caduta del 'Faraone', questo gesto potrebbe precipitare i sentimenti di antagonismo e delusione che già molto riscontro hanno tra i protagonisti della rivolta dello scorso inverno: già si parla di appelli alla mobilitazione popolare allo slogan "Popolo egiziano esci di casa; Tantawi é il nuovo Mubarak!".

Inoltre pare che anche a Suez ed Alessandria l'eco degli eventi della capitale abbia scosso gli abitanti convincendoli a scendere in piazza a migliaia, se lo stato di emergenza venisse esteso a tutto il paese la situazione potrebbe rapidamente farsi esplosiva. In tutto questo non é ancora chiara la posizione della Fratellanza Musulmana che, se finora sembrava contenta di attendere il momento delle elezioni per far pesare il suo vastissimo seguito popolare, chiaramente non può restare alla finestra di fronte a simili fatti e dovrà decidere, forse a strettissimo giro, se cercare di tirare le redini oppure, al contrario, precipitare gli eventi per mantenere la propria rilevanza.
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L'ambasciata israeliana al Cairo assaltata e semidistrutta dalla folla, l'ambasciatore Levanon in fuga, foto e video esclusivi!




Riceviamo aggiornamenti rispetto al post precedente che ci dettagliano come praticamente tutto l'edificio dell'ambasciata israeliana del Cairo sia stato attaccato e semidistrutto dalla folla inferocita; l'ambasciatore sionista Yithzak Levanon, che dopo una prolungata assenza mascherata da "vacanza con la famiglia" era tornato alla sua sede proprio questa settimana ha dovuto rapidamente ri-prendere i bagagli in mano e venire scortato dalle forze di sicurezza egiziane all'aeroporto.




Ridicola e imbelle come al solito la 'reazione' dell'inquilino nero della Casa Bianca, tanto bravo a fare bei discorsi davanti a platee di dittatori ammaestrati (proprio al Cairo, in un 2009 che oggi sembra distante due decadi invece che due anni) quanto tentennante e inconcludente quando é messo di fronte a quelle crisi di politica estera che dovrebbero essere la prova suprema della "stoffa" di uno statista. Barack Obama ha telefonato al Maresciallo Tantawi raccomandandogli di 'rispettare la legge internazionale', scordandosi che la legge internazionale ha come fondamento la volontà dei popoli e se il popolo egiziano ha deciso di rompere definitivamente le relazioni diplomatiche con il regime ebraico non c'é Maresciallo o giunta militare che possa fargli cambiare idea.




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Pesanti scontri al Cairo attorno all'ambasciata sionista: la folla distrugge il muro di separazione, un morto, 300 feriti!



Avevamo appena finito di scrivere un articolo sulle grandi manifestazioni di piazza al Cairo per il rapido passaggio di poteri dalla Giunta di Transizione a un'amministazione civile investita della sovranità elettorale quando, come tante volte da quando abbiamo iniziato l'impegno di creare e gestire questo blog, le notizie provenienti dalla capitale egiziana hanno reso obsoleto e superato tutto il lavoro svolto fino a quel momento.
Secondo quanto riportato dai più importanti outlet giornalistici regionali, da Al-Jazeera a PressTv, gravi scontri sono scoppiati tutto attorno all'ambasciata israeliana del Cairo, con la folla che ha utilizzato martelli, picconi, arieti improvvisati per abbattere il muro fatto erigere gli scorsi giorni attorno al palazzo e ha quindi strappato la bandiera israeliana 'sostitutiva' appesa fuori da un balcone a sostituire quella divelta dal pennone sul tetto dal giovane 'Flagman' Al-Shahaat.


La polizia egiziana é intervenuta sparando proiettili di gomma e gas urticante per tentare di disperdere i manifestanti, ma é riuscita solamente a istigare la loro furia: "Servi degli israeliani", "Carnefici dei vostri fratelli" sono state solo alcune delle frasi gridate rabbiosamente all'indirizzo degli uomini in uniforme; il popolo di Piazza Tahrir non ha dimenticato che la maggior parte delle 846 vittime della rivoluzione anti-Mubarak vennero uccise proprio dai poliziotti (mentre l'Esercito si rifiutò di aprire il fuoco sui dimostranti). Un manifestante sarebbe morto soffocato dal gas CS made in Usa, di cui la Casa Bianca é munifica dispensatrice sia a Israele che ai tiranni arabi allineati (di cui Mubarak era il capofila).
Alcune dozzine di manifestanti sono riusciti a introdursi negli uffici ai piani bassi dell'ambasciata, lanciando mobilio e schedari di documenti fuori dalle finestre; una macchina della polizia é stata rovesciata e data alle fiamme. Avevamo pronosticato che il mini-muro dell'Apartheid avrebbe fatto la fine di tante altre inutili barriere erette contro la Storia; speriamo che questi avvenimenti servano da ammonimento per Tantawi e colleghi: il popolo egiziano non é più disposto ad accettare un'autorità che si schieri manifestamente contro i suoi desideri e le sue richieste. La chiusura dell'ambasciata sionista, l'espulsione del suo personale, la denuncia dell'infame capitolazione di Camp David e infine la riapertura incondizionata dei confini con Gaza non sono più richieste eludibili o rinviabili, pena un "secondo tempo" della rivoluzione di febbraio.


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Continuano in Iran le massicce esercitazioni aeree attorno alla città di Tabriz!


La Forza Aerea della Repubblica islamica dell'Iran sta portando avanti una vasta e impegnativa esercitazione che impegnerà apparecchi e piloti di otto differenti distretti fino a mercoledì nei cieli del Nordovest del paese. L'esercitazione, iniziata al principio della settimana é scaglionata in quattro fasi successive ed é imperniata attorno alla base aeronautica di Tabriz, come confermato dal Vicecomandante per le Operazioni aeree Mohammed Alavi ai microfoni dell'emittente IRIB.

Non vi sarà aspetto della guerra aerea e delle operazioni integrate aria-terra che verrà trascurato durante lo svolgimento del programma di esercitazioni, che vedranno l'impiego di sofisticate tecnologie sviluppate dalla Repubblica iraniana nell'ambito della "Jihad per l'Autosufficienza militare" quali sistemi radar avanzati, missili antiaerei aggiornati e modernizzati, munizioni di precisione e perfino missili terra-aria modificati per l'impiego su piattaforme aeree, un campo in cui l'Iran si é sempre distinto, anche negli anni passati.

Saranno letteralmente "centinaia" le missioni e gli ingaggi simulati che vedranno protagonisti i piloti dell'IRIAF: dai combattimenti aerei a lungo raggio e a distanza ravvicinata, alle sortite tattiche, alle battaglie notturne, alle missioni di guerra elettronica e soppressione di ipotetici siti radar e antiaerei nemici. Il Vicecomandante Alavi ha comunque puntualizzato che questa, come tutte le esercitazioni delle forze armate di Teheran é mirata a mantenere alta la capacità reattiva e difensiva della nazione, non a minacciare o intimorire i paesi vicini.
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Dietro i terroristi che cercano di precipitare la Siria nel caos c'é la mano insanguinata di Re Saoud!


Le autorità siriane impegnate a contrastare le azioni di agitatori e terroristi che mettono in pericolo la vita e la sicurezza dei cittadini e che hanno negli ultimi mesi colpito a morte molte dozzine di uomini dell'esercito e della polizia hanno rivelato che un numero crescente di individui collegati con questi atti ha dimostrato e confermato di aver ricevuto denaro e armi dall'Arabia Saudita.
Youssef Chaalan Al-Youssef e Ammar Taleb Ma’ath, terroristi recentemente arrestati dalle forze di sicurezza siriane.
La duplcità e l'infamia della Casa di Saoud non conoscono paragoni, visto che le sue truppe sono attualmente presenti nell'isola di Barhein, impegnate a comportarsi come Unni e Lanzichenecchi contro la popolazione locale che, compatta e in massa, manifesta contro la dinastia Al-Khalifa, imposta sul reame nel secolo scorso dagli interessi navali inglesi, mentre, allo stesso tempo in cui difende un regime odioso e sanguinario, partecipa, insieme ai libanesi venduti di Saad Hariri e altri impresentabili personaggi (come i fanatici religiosi sunniti) alla tentata destabilizzazione di un Presidente rispettato e amato dal suo popolo come Bashir al-Assad.

Numerosi provocatori e terroristi sono stati recentemente neutralizzati, uccisi e catturati nel villaggio di Ibleen, nel distretto nordoccidentale di Jabal al-Zawiyah; ci si augura che da questa brillante operazione delle forze di sicurezza siriane possa venire un colpo decisivo al network di mercenari e agitatori che da marzo scorso, pur diffondendo panico e vittime, non é riuscito a incrinare la popolarità di Assad, che ha anzi iniziato un processo di riforma in senso progressivo dell'ordinamento della Repubblica e che recentemente, a dimostrare di non avere nulla da nascondere, ha persino aperto le porte delle proprie carceri ai rappresentanti del Cominato internazionale della Croce Rossa/Mezzaluna Rossa.

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venerdì 9 settembre 2011

Mentre in Israele si protesta per la crisi degli alloggi il Governo Netanyahu sperpera per le colonie illegali!


Un rapporto dell'organizzazione israeliana "Peace Now" afferma che, mentre lo Stato ebraico é scosso dalle più grandi manifestazioni di piazza della sua storia, che vedono protagonisti i giovani ebrei che devono affrontare condizioni di vita e lavoro tremendamente peggiorate negli ultimi 10-15 anni, tanto da impedire loro di condurre una vita autonoma dignitosa, il ritmo dell'espansione edilizia degli insediamenti illegali in Cisgiordania (finanziato al 100% dal Governo per i suoi piani di pulizia etnica) é letteralmente il doppio di quello sul territorio metropolitano: nella Cisgiordania occupata si costruisce un appartamento ogni 123 coloni fondamentalisti armati, mentre nella Palestina occupata dal 1948 il ritmo é di un appartamento ogni 235 residenti.

Il dato é basato su rilevamenti statistici e fotografici inoppugnabili e incontrovertibili; da essi emerge che, dopo la fine dell'insincero e mai completamente applicato "blocco agli insediamenti", foglia di fico con cui dal novembre 2009 al settembre 2010 é stata nascosta la totale debacle di ogni processo "negoziale" con la corrotta Autorità palestinese egemonizzata da Fatah, ben 2598 'unità abitative' sono sorte nella West Bank, secondo un inarrestabile processo di metastasi degli insediamenti illegali preesistenti e non.

Secondo gli attivisti di "Peace Now" i lavori preliminari per la costruzione di altre 417 unità abitative e la collocazione di 100 caravan come 'avamposti' di futuri insediamenti illegali di fanatici sono già stati completati: ancora peggio, se tutti gli insediamenti sono illegali agli occhi della Legge e del Diritto internazionale, 157 sono addirittura "illegali" persino per lo stesso Governo razzista guidato da Netanyahu...i fanatici ebrei armati riescono a "superare a destra" persino i loro padrini e facilitatori di Tel Aviv! Inoltre, il 66 per cento di tali "unità" é stato di proposito collocato al di là dell'infame "Barriera dell'Apartheid", già condannata dalla Corte di Giustizia internazionale, facendo temere una sua prossima "avanzata" a coprire anche quelle crescite cancerose; ovviamente col pretesto di 'garantirne la sicurezza'!
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Israele rompe ancora la tregua e uccide un militante delle Brigate Al-Quds: la Jihad Islamica giura vendetta!


Continua l'escalation delle aggressioni sioniste contro la Striscia di Gaza assediata; a variare la triste litania delle vittime causate dagli aerei, dagli elicotteri e dai droni-killer di Israele c'é solo il dettaglio che, questa volta, la vittima caduta sotto il codardo bombardamento 'Made in Tel Aviv' non era un civile inerme, come la maggior parte dei trenta Palestinesi massacrati lo scorso agosto, ma bensì un militante della Jihad Islamica, parte delle Brigate Al-Quds.

Ramah Fayiz al-Hosni, di 28 anni, residente del Campo Profughi di As-Shaty, era al volante della propria auto quando il veicolo é esploso centrato da un missile israeliano, le fonti mediche palestinesi hanno riportato che dai rottami del mezzo é stata estratta una spoglia gravemente mutilata che é quindi stata trasportata all'ospedale di Al-Aqsa. Il portavoce delle Brigate Al-Quds, Abu Ahmed ha dichiarato che l'assassinio di Al-Hosni é una chiara violazione della tregua mantenuta fin qui dalle fazioni palestinesi e che, insieme alle altre forze della Resistenza, il Movimento per la Jihad Islamica in Palestina sta valutando le risposte e le iniziative adeguate.

La morte del giovane militante é avvenuta a Deir el-Balah, nel segmento centrale della Striscia di Gaza; sembra che, alcune ore dopo il fatto, almeno un proiettile-razzo sia stato lanciato contro installazioni sioniste nel Negev occupato.
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La centrale nucleare di Bushehr é attiva! La Repubblica Islamica é ufficialmente una potenza nucleare


La prima centrale nucleare iraniana é stata collegata negli scorsi giorni alla rete energetica nazionale, nella quale ha iniziato a riversare i primi MegaWatt di elettricità generata attraverso la fissione nucleare controllata; secondo i dati e i comunicati rilasciati dall'Agenzia per l'Energia atomica della Repubblica islamica dell'Iran l'impianto di Bushehr nelle prime giornate di operatività sta venendo tenuto attorno al 5% dell'output massimo previsto (1000 MW), seguendo un programma di aumenti e incrementi graduali che dovrebbero portarla oltre il trenta per cento lunedì prossimo quando, alla presenza di un vasto parterre di autorità locali e del Ministro dell'Energia russo Sergej Shmatko, una cerimonia ufficiale sancirà a tutti gli effetti l'ingresso di Teheran nel club nucleare.

Negli anni passati già il confinante Pachistan si era dotato di impianti atomici, che però nel suo caso erano legati alla produzione di materiale fissile per il suo programma di armamenti nucleari, mentre, come affermato più volte dal Governo iraniano e verificato finora dagli ispettori dell'IAEA il programma energetico di Teheran é unicamente civile e volto a liberare il massimo di risorse petrolifere e di gas naturale per l'esportazione, senza doverne trattenere quote per la produzione di energia elettrica. La costruzione di impianti atomici civili era un vecchio "pallino" dello Shah, ma c'é voluta la dedizione e la costanza dell'Iran post-rivoluzionario per trasformare la cosa in una vera e propria epopea nazionale che, a fianco dell'aiuto e della cooperazione straniera (russa, in questo caso) ha visto entrare in gioco una quota sempre più significativa di know-how, conoscenze e tecnologie nazionali, nella cornice dell'autonomia e dell'autosufficienza tecnica e scientifica.

"Scienziati e tecnici iraniani" ha dichiarato il Ministro degli Esteri Ali Akbar Salehi in una conferenza stampa tenutasi ieri "hanno avuto modo di mettere a confronto le loro esperienze maturate negli studi e nelle specializzazioni in università europee, russe, asiatiche e americane, riuscendo letteralmente a beneficiare del 'meglio di molti mondi' nei loro sforzi per dotare la loro patria del più avanzato ed efficiente programma nucleare possibile". Salehi ha anche rimarcato come, oltre agli immediati risultati nella produzione di elettricità e nel risparmio di risorse fossili, il programma atomico iraniano avrà importanti ricadute anche nei campi medico, industriale e agricolo.
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giovedì 8 settembre 2011

Il Muro attorno all'ambasciata sionista fa infuriare i cairoti: "Abbatteremo questo e abbatteremo quello attorno a Israele!"



Quando si dice: peggio la toppa del buco; il muro di cemento fatto erigere dalla Giunta militare del Maresciallo Tantawi per separare l'edificio dell'ambasciata israeliana al Cairo dalle massicce manifestazioni di piazza che la vorrebbero vedere chiusa una volta per tutte, lungi dal 'disinnescare' la tensione attorno a quello che tutti gli Egiziani considerano un doloroso simbolo della svendita del loro orgoglio nazionale compiuta a Camp David da Anwar Sadat, é riuscito solo a focalizzare ancora più rabbia e attenzione attorno all'oggetto del contendere.

"E' una provocazione insopportabile" spiega uno dei dimostranti "anche perché dimostra che Israele riesce a sopravvivere solo con barriere, separazioni, muri, dimostra la sua natura aliena e incompatibile con questa regione"; poi é il turno di un altro manifestante a rincarare la dose "Israele ha esportato in Egitto il suo mini-apartheid". Il paragone con l'odiosa e illegale barriera con cui il regime ebraico porta avanti la sua persecuzione e le sue politiche di disgregazione del tessuto sociale, economico e demografico palestinese é sufficiente a infiammare di ulteriore sdegno l'intera folla.

Una ragazza conclude le sue dichiarazioni ricordando che "In tutto il corso della Storia le mura non hanno mai protetto nessuno" e, ricordando il fato ultimo di alcune 'barriere impenetrabili' come la Grande Muraglia, la Linea Maginot e il Muro di Berlino (e per esteso l'intera Cortina di Ferro), non si può fare altro che darle ragione. Auguriamo ironicamente 'buona fortuna' ai sionisti rinserrati dietro le loro asfittiche muraglie e assediati nei loro fortini di propaganda e menzogne...ne avranno estremo bisogno!

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L'Ufficio della Lega Araba per il Boicottaggio di israele si riunisce al Cairo per la prima volta dal 2001!


Con la caduta del tiranno Mubarak e la nomina di Nabil Arabi alla Segreteria della Lega Araba (dove ha sostituito Amr Moussa, impegnato a costruire la sua campagna elettorale per le elezioni presidenziali) l'Egitto ha rapidamente riguadagnato la giusta preminenza nello schieramento antisionista dei paesi arabi, posizione a cui più di trent'anni di supina e meschina capitolazione ai 'Diktat' israelo-americani lo avevano brutalmente e incongruamente strappato dopo decenni passati a opporsi con ogni mezzo (dalle armi alla diplomazia, dal commercio allo spionaggio) all'illegale e ingiusta occupazione della terra palestinese.

Ne è ulteriore prova (se di prove dovesse esserci ancora bisogno) il fatto che l'86esima seduta dell'Ufficio della Lega Araba per il Boicottaggio dell'entità sionista sia attualmente in corso di svolgimento proprio nella capitale egiziana, sede ove l'ultima sessione simile si era tenuta oltre dieci anni fa; nel clima di isteria filosionista, antiaraba e islamofoba seguita al 2001 infatti i burattinai dell'ormai deposto tiranno Mubarak non avevano 'gradito' ulteriori riunioni del genere nel Paese delle Piramidi, motivo per cui era stata Damasco (sempre rimasta portabandiera del fronte anti-imperialista e anti-israeliano) ad accogliere tutti i meeting successivi.

Ora, grazie alla 'Primavera Araba', il vento é cambiato ed é un auro fresco e latore di nuove speranze quello che reca le dichiarazioni programmatiche sotto i cui auspici si é aperto il consesso: "Vogliamo che il boicottaggio prosegua e si intensifichi in modo da causare all'entità dell'occupazione il massimo danno possibile, soprattutto in questo periodo di instabilità economica che sta severamente colpendo i suoi finanziatori e sostenitori esteri, causando gravi ripercussioni anche al suo interno, come testimoniato dalle grandi manifestazioni di questi giorni". L'assistente del Segretario generale Arabi con delega per gli Affari Palestinesi, Mohammed Sabih, ha dichiarato che l'impegno a cui si sono detti favorevoli tutti i partecipanti alla riunione riflette una dedizione genuina, grazie alla quale sarà possibile ottenere grandi risultati a breve e a lungo termine.
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Erdogan visiterà l'Egitto la prossima settimana: opposte reazioni alla prospettiva di una 'deviazione' verso Gaza!


Il Primo Ministro turco Recep Erdogan, capo del Governo monocolore con cui il partito di ispirazione religiosa AK ha dato forma alla maggioranza parlamentare assoluta ricevuta per la terza volta consecutiva la scorsa primavera, sta preparandosi a partire alla volta dell'Egitto per una missione ufficiale che, con l'approssimarsi dell'autunno e quindi delle elezioni politiche anche in quel paese, assume un importanza fondamentale per capire "da che parte tira il vento" nel Medio Oriente ancora scosso dai venti della 'Primavera Araba', che hanno fatto ruzzolare giù dagli scranni già un discreto numero di autocrati, tra cui il 'Faraone' Mubarak, attualmente sotto processo per il tentativo di repressione sanguinoso e inutile che fece oltre 800 morti tra gennaio e febbraio 2011.

In una conferenza stampa tenutasi gli scorsi giorni davanti a rappresentanti dei maggiori media turchi Erdogan ha confermato che il suo staff continua a "indagare e valutare" la possibilità di una visita alla Striscia assediata di Gaza da tenersi immediatamente dopo la conclusione del viaggio di stato al Cairo; già durante lo scorso mese di giugno il Premier di Ankara aveva espresso la sua intenzione di recarsi in visita nell'enclave palestinese sottoposta al disumano e illegale assedio sionista, nonché alle costanti offese aeree e militari (che ancora ieri hanno mietuto una vittima e causato tre feriti tra la popolazione civile), ma poi le conseguenze del voto politico e le procedure di formazione del nuovo esecutivo avevano fatto slittare la cosa.

Sono state diametralmente opposte, come da copione, le reazioni al di là e al di qua del ghetto palestinese assediato: se il parlamentare indipendente palestinese Jamal el-Khoudry, Segretario del Comitato Popolare contro l'Assedio di Gaza ha espresso il suo entusiasmo all'idea di una visita di Erdogan che risulterebbe "storica" e porterebbe un "decisivo e positivo impatto" sulle condizioni di vita dei Palestinesi "colpendo duramente" l'ormai quinquennale assedio israeliano un funzionario del Ministero degli Esteri sionista, attualmente occupato dal razzista Avigdor Lieberman, avrebbe dichiarato al Canale Due di Tel Aviv che la visita "rappresenterebbe un grave passo falso diplomatico".

Detto dal rappresentante di un Governo che ha preferito gettare ai cani i propri rapporti diplomatici, militari e commerciali con quello che una volta era il suo miglior interlocutore tra i paesi musulmani pur di non dover ammettere le proprie innegabili responsabilità nell'incidente della Mavi Marmara, l'affermazione ha tutto il gusto dei lunari 'nonsense' dei migliori film di Renato Pozzetto.
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mercoledì 7 settembre 2011

Generale israeliano pronostica una nuova guerra in Medio Oriente; teme "armi potenti" in mano ad Hamas!


Leggiamo sull'ottimo blog dell'amico LELLO HW:

Ancora. Ancora. Ancora di più...la scorsa notte un raid israeliano ha colpito la Striscia di Gaza.
Giusto il tempo per un pericolosissimo 'tric-trac' lanciato in direzione del Neghev, che Israele ha già pronti i suoi piloti sugli aerei, ci vogliono pochi minuti, sono già in volo, le loro bombe sono già state detonate, ed in men che non si dica, le tv israeliane annunciano con orgoglio di regime, che un sito adibito alla produzioni di armi è stato cancellato per sempre dalla faccia della terra. Sono fiero dello stato ebraico, sono orgoglioso, certo posso immaginare quali terribili armi (sempre che la notizia riportata sia vera, ma ne dubito) stessero producendo gli uomini di Hamas, forse bombe al fosforo? No. Forse fucili di precisione? Non penso proprio. Forse la bomba atomica? Nemmeno. Eppure lo Stato di Israele continua a temere un invasione palestinese promulgata da Hamas...e ditemi, con quali armi invaderebbero il pacifico stato ebraico? Scusatemi ancora, armi in mano a quale esercito?


Eppure, caro Lello, é proprio così, lo stato che ogni giorno ripete a mezzo mondo di avere le migliori forze armate del Medio Oriente e uno dei più avanzati e combattivi eserciti del mondo sembra vivere nell'ansia, nell'angoscia costante che, un giorno o l'altro, folle di centinaia di migliaia di Palestinesi ed arabi sorgeranno da oltre le colline e oltre i filari di olivi, da oltre i wadi e oltre le pietraie, da oltre le macerie dei villaggi della Nakba, come fantasmi vendicativi, per sotterrare una volta per tutte la mostruosa ingiustizia che ha nome 'israele'.

Ma non é ipocrisia, te lo assicuro, essi, come la Lady Macbeth che anelava "tutti i profumi d'Arabia" per le sue mani insanguinate vivono realmente consumati da tale terrore e non perché sotto le macerie di Gaza o di Jenin cellule segrete di Morlock palestinesi tramino contro di loro o costruiscano chissà quali ordigni, semplicemente perché essi sanno che tutto quello che hanno costruito, tutto il loro 'israele' é edificato sull'ingiustizia, sull'invasione, sulla pulizia etnica, sulla segregazione e, in quanto tale, come ci insegna la Storia, si regge in piedi a stento e in ultimo non potrà che collassare.

Ti prego, Lello, di leggere con me queste altre righe, tratte da un articolo pubblicato sul sito web di PRESSTV, la testata 'all-news' in lingua inglese della Repubblica Islamica dell'Iran.

Comandante militare israeliano: "La 'Primavera Araba' avvicina Israele a una nuova guerra!"

Questo, mirabilmente sintetizzato dal titolo, il pensiero di Eyal Eisenberg che, del tutto alieno da dubbi e incertezze indica nella caduta di Ben Ali, Gheddafi e soprattutto Mubarak 'pericolose avvisaglie' di un diffuso sentimento di ostilità antisionista che, dopo aver covato a lungo sotto la cenere, avrebbe ripreso a diffondersi tra le 'masse arabe' (mai, mai riconoscere agli "altri" pari dignità di esseri umani!), in attesa di conflagrare in un nuovo conflitto armato contro Tel Aviv. Trovo singolare e bizzarra l'idea che la "pace" ('pacifica' meno che per tutti i Palestinesi sparati, napalmizzati, fosforizzati, inceneriti e anche "solo" pestati, torturati, imprigionati, violentati) di cui abbia goduto il Regime ebraico fin'oggi si sia retta contro un argine di dittature (a loro volta colpevoli di rapimenti, omicidi, torture e persino attentati 'interni' scatenati apposta per mantenere il popolo diviso e ostile tra le sue componenti etnico-religiose).

Vorrà dire, caro Lello, che questo meraviglioso e miracoloso israele "unica democrazia del Medio Oriente" poi tanto democratico non é, visto che 'teme' la concorrenza di altre democrazie, soprattutto quando, come si prospetta in Tunisia e ancora di più in Egitto esse minacciano (orrore!) di configurarsi come 'democrazie islamiche' e, se prosegui con me nella lettura del "Così Parlò Eyal Eisenberg" ritroviamo lo spauracchio, il babau delle "Armi Potenti di Hamas"...("[...]advanced weapons have been brought in the Gaza Strip[...] we have discovered and as a result of this, we instructed the public to hide under two roofs, rather than only one [...]) il tutto, assurdamente, detto da un ufficiale di un esercito equipaggiato con l'arma atomica e che già in passato non ha esitato a minacciare di usarla per costringere il suo partner-complice (gli Usa) a uno sforzo eccezionale e ingiustificato (con l'aiuto delle dittature allora amiche di Grecia e Turchia) per difenderlo da una sconfitta che gli sarebbe toccata per i suoi errori tattici e strategici.

Il senso di colpa diventa paranoia, la paranoia diventano bombardamenti e raid, e a morire sono sempre gli stessi; hai ragione Lello, anche noi come te "comprendiamo e capiamo Hamas"; solo chi si lascia cullare dalla cortina di menzogne dei media asserviti al regime, dal 'giornalismo letame' dei Mentana, dei Mineo, dei Lerner, dei Colombo sempre pronti a tentare di nascondere cinquemila morti per la maggior parte civili, donne, bambini, dietro un migliaio scarso di soldati e coloni armati eliminati dalla Resistenza, o chi si abbevera ai pozzi infetti di 'Secondo protocollo', 'Liberali per israele' e 'Informazione corretta', dove si congregano blatte capaci di vomitare fiele e insulti contro grandi anime come Vittorio Arrigoni e Rachel Corrie (che hanno dato tutto per una terra non loro), può riuscire a non comprendere e non capire le ragioni della Resistenza. Solo loro.
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Israele, paese dell'Apartheid, dove nemmeno essere Ebreo garantisce i tuoi diritti, se sei anche africano!


Di tutti i milioni di persone che vivono nella porzione di Palestina occupata che dal 1948 é stata artificiosamente soprannominata 'Stato di Israele' (dove 'stato' andrebbe ovviamente scritto in minuscolo, come si scrive 'stato di guerra'), forse quelle che possono essere non precisamente giustificate ma forse almeno 'comprese' per essersi prestate con la loro partecipazione ai piani della congrega sionista internazionale sono le genti falasha; bizzarro risultato di una contaminazione culturale che, sulla scorta di antiche carovaniere, portò la cultura e la religione giudaica in terra africana, ammantandole con la bella favola che vedeva protagonisti il saggio Re ebreo Salomone e l'esotica Regina di Saba.

Nei tardi anni '80 il collasso dell'Etiopia di Menghistu e una serie di episodi di siccità progressivamente più devastanti (cortesia delle prime avvisaglie del Riscaldamento Globale) diedero modo al Regime ebraico di avvalersi anche di quelle popolazioni come veri e propri 'askari' e 'bachibozouk' coloniali: raccolti dall'aviazione di Tel Aviv con ponti aerei appositamente battezzati 'Operazione Salomone', giusto per fare bella figura con i media occidentali asserviti che propalavano la frottola dei 'pietosi israeliani che salvavano i loro fratelli neri dalla fame e dalla guerra', ovviamente l'unico motivo di tanto 'umanitarismo' era il desiderio di sradicarli dalla loro terra per trasformarli a loro volta in occupanti e oppressori dei Palestinesi.

Siccome il diavolo fa le pentole ma non i coperchi i politici e generali sionisti che sponsorizzarono quel folle "trasferimento di popolazione" (esercizio in cui si dilettavano anche Hitler e Stalin, che fa ancora più specie perché portato a termine nella più beata indifferenza ebete della comunità internazionale) non tennero conto che i bianchi ebrei ashkenaziti piovuti in Palestina dalla bianca Polonia, dalla bianchissima Russia e da altre lande di Khazaria ancora meno abituate alla diversità etnico-cromatica avrebbero molto mal visto di avere dei vicini 'negri' o per dirla più educatamente a-la yiddish "Shvartser", ingenerando una dei più eclatanti casi di razzismo della razzistissima società israeliana perché, al contrario delle altre legittimate forme di Apartheid, essa é rivolta contro Ebrei, discendenti di persone che si convertirono al giudaismo e assunsero la legge mosaica molto prima che l'uno o l'altra arrivassero ad Atil, tra Caucaso e Kazhakistan.

Oggi, anno di grazia 2011, centosessanta piccoli ebrei etiopi di Petah Tiqvah (10 km da Tel Aviv) sono rimasti fuori dalle aule benché per i loro compagni bianchi ashkenaziti le scuole siano già ricominciate e nonostante che il Municipio avesse giurato e spergiurato che "avrebbe trovato loro una sistemazione prima dell'inizio dell'anno scolastico" lamentando che il compito era dannatamente difficile perché "le scuole (integraliste) religiose non li vogliono e la scuola di Ner Etzion -soprannominata 'il ghetto etiope'- é stata chiusa a causa dei sempre più profondi tagli alle spese sociali".

Come ovunque, anche nel regime dell'Apartheid si taglia il welfare e i primi a soffrirne sono i più disagiati; gli altri, i privilegiati ashkenaziti, rimediano con le scuole private religiose. Anche da questi fatti si evince come il sionismo, esperimento fallito, non sia oggi altro che un bruttissimo sogno da cui vorrebbero svegliarsi persino quelli che, sognandolo, avevano immaginato un futuro migliore, senza realizzare che nulla che sia costruito sulla disperazione altrui può portare vera o duratura felicità.
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Najib Mikati denuncia le costanti violazioni di parte sionista dell'integrità territoriale libanese!


Il Premier libanese Najib Mikati, espressione dell'Alleanza politica 8 marzo, ha dichiarato che il suo Governo continuerà a effettuare pressioni in tutte le adeguate sedi internazionali, prime tra tutte le Nazioni Unite, affinché vengano a cessare le continue provocazioni e violazioni israeliane della sovranità territoriale di Beirut. L'annuncio é stato rilasciato durante un incontro ufficiale tenutosi ieri con il comandante della forza di interposizione internazionale UNIFIL, il Maggior-Generale Alberto Asarta Cuevas.

Mikati ha anche enfatizzato la costante cooperazione tra la missione dei peacekeeper ONU e l'Esercito nazionale di Beirut, che piano piano ristabilisce il controllo e l'autorità del Governo centrale sulla fascia meridionale del paese in ossequio alla dottrina "Forze Armate più Resistenza". Il Primo Ministro ha insistito sul punto che le Forze Armate nazionali debbano essere adeguatamente equipaggiate per svolgere i loro compiti, specialmente riguardo la Risoluzione 1701.

La Risoluzione intima a Tel Aviv di rispettare la sovranità e i confini del Paese dei Cedri. Il Generale Cuevas, da parte sua, ha definito la recente estensione di 12 mesi votata a New York per la missione militare internazionale un attestato di impegno nella giusta direzione sulla strada della cooperazione e coordinazione tra la comunità internazionale, il suo comando e il Governo libanese.

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Nuovo attacco aereo israeliano su Gaza uccide un civile Palestinese e ne ferisce altri tre!


Aerei militari sionisti hanno colpito obiettivi civili a Khan Younis, nella porzione meridionale della Striscia assediata, nell'ennesimo esempio di pirateria aerea che viene a interrompere la tregua scrupolosamente rispettata dalle fazioni della Resistenza palestinese dallo scorso 22 agosto ad oggi. Il raid aereo di Tel Aviv é stato riportato dall'Agenzia France Presse che, immediatamente dopo, citando un comunicato di Adham Abu Selmiya, ha confermato che un giovane palestinese è morto in conseguenza di esso.

I servizi di emergenza di Gaza hanno confermato anche che altre tre persone, un padre e i suoi due ragazzi, sono rimaste ferite dall'attacco: tutti i feriti sono civili, a testimonianza di come anche questo bombardamento sia stato lanciato completamente a casaccio, il che é solo conseguente con la convinzione israeliana di essere permanentemente in guerra con tutta la popolazione di Gaza, soprattutto quella civile, come dimostrato dall'ingiustificabile condotta delle truppe ebraiche durante il "pogrom" militare del 2008-2009.

Dal suo termine, nel gennario di oltre due anni e mezzo fa, dozzine di Palestinesi (30 soltanto nello scorso mese di agosto) sono stati uccisi in bombardamenti e aggressioni scatenate dal Regime dell'Apartheid con le scuse più labili o anche senza alcuna giustificazione, nella maggior parte contro obiettivi civili o contro la zona dei tunnel attraverso i quali la popolazione del ghetto costiero si procura generi di prima necessità bloccati dal disumano assedio sionista.
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martedì 6 settembre 2011

Il Partito egiziano di Libertà e Giustizia invita il Governo Sharaf a prendere esempio dalla Turchia!


Il Segretario Generale del Partito di Libertà e Giustizia, estensione della Fratellanza Musulmana egiziana, Mohamad Saad Katatni, ha dichiarato che il Governo ad interim di Essam Sharaf dovrebbe prendere iniziative più risolute e incisive per mettere Israele sotto pressione per l'uccisione delle cinque guardie doganali, morte per l'attacco di un elicottero israeliano durante le sanguinose e insensate giornate di attacchi sionisti contro la Striscia di Gaza e i tunnel di Rafah, a fine agosto.

Katatni ha indicato le misure recentemente prese dalla Turchia come un ottimo esempio da imitare, espellendo il personale diplomatico dal Cairo e ritirando quello egiziano da Tel Aviv: "La decisa iniziativa di Ankara ha mostrato al mondo come si debba preservare la dignità nazionale di fronte ad attacchi armati portati con arroganza e presunzione d'impunità".

Katatni ha anche lodato l'intenzione del Governo Erdogan di aumentare le proprie forze di pattugliamento e controllo nel Mediterraneo Orientale, per preservare la libertà di transito e navigazione e difendere il patrimonio di gas e greggio tra Cipro e la costa turca, che potrebbe venire intaccato dalle strutture sioniste, ansiose di accaparrarsi ogni risorsa naturale della zona.

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Attentato a Doha contro l'Emiro del Qatar, uccise otto bodyguard; subito dopo il sovrano fugge a Parigi!


Secondo quanto riportato dalla testata egiziana "Al Fajr", un commando omicida avrebbe preso il convoglio di veicoli sui quali si stava spostando l'Emiro del Qatar Hamad bin Khalifa Al Thani in un micidiale fuoco incrociato, massacrando otto delle sue guardie del corpo e arrivando a ferirlo leggermente.

L'effetto sorpresa e le prime micidiali raffiche, tuttavia, non si sono dimostrate sufficienti ad avere la meglio sul resto della scorta che, serrando i ranghi e rispondendo al fuoco sarebbe riuscita a respingere gli attaccanti e a metter in salvo il sovrano.

Una fittissima cortina di silenzio é quindi calata sull'incidente; tutto quel che si sa é che Al-Thani avrebbe immediatamente lasciato la capitale Doha per spostarsi a Parigi, non si sa se per ricevere cure o per evitare nuovi attentati che potrebbero colpirlo in patria.

L'attuale Emiro ha preso il potere nel 1995 con un Colpo di Stato contro suo padre ed é stato quindi incoronato ufficialmente nel 2000, dopo cinque anni di reggenza.
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Barriere e filo spinato al Cairo per proteggere l'ambasciata sionista dalle proteste della popolazione!

Immagini dell'erezione della barriera, prese lo scorso week-end.
 Una barriera é stata eretta sul Ponte dell'Università al Cairo, nel tentativo di proteggere l'ambasciata sionista dalle sempre più massicce e impazienti proteste di decine e decine di migliaia di cittadini che ne chiedono la chiusura e l'espulsione del personale. In determinate occasioni le manifestazioni si fanno anche più imponenti, come accade regolarmente durante i venerdì di preghiera e, di tanto in tanto, si compiono gesti eclatanti come quello di Ahmad al Shahhat, ribattezzato "Flagman" dalla folla in visibilio dopo che, arrampicandosi in cima all'alto palazzo come un vero Uomo Ragno, ha strappato la bandiera sionista dal pennone che lo sormontava per sostituirvi quella egiziana.
L'ambasciata sionista in una foto d'archivio precedente l'impresa di 'Flagman', il vessillo bianco e blu dello stato ebraico é ancora visibile in cima all'edificio.
La barriera, alta tre metri e lunga 70, é stata prescritta dal Consiglio militare di Transizione guidato da Tantawi, che ha anche piazzato filo spinato tutto intorno. Tanta solerzia nel proteggere la rappresentanza sionista ovviamente non farà bene alle quotazioni dell'anziano maresciallo e certo convincerà molti egiziani a votare per i rappresentanti politici che garantiscano una più coerente posizione antisionista nelle prossime elezioni politiche autunnali.
Subito dopo avere innalzato la barriera, gli stessi operai che l'hanno costruita aiutano la popolazione a dipingerla coi colori nazionali egiziani, per dimostrare la loro solidarietà coni dimostranti
Tornando all'impresa di "Flagman", le autorità egiziane hanno ignorato le richieste di prosecuzione del giovane Al-Shahhat espresse da parte dell'ambasciatore di Tel Aviv, e il vessillo da lui issato sul tetto del palazzo garrisce ancora al vento; timorosi di scatenare ulteriormente la rabbia popolare gli impiegati della delegazione sionita si sono ben guardati dal rimuoverla, limitandosi a esporre un'altra bandiera israeliana (quella originale venne gettata da Al-Shahhat alla folla che prontamente l'ha fatta a pezzi), ma facendola semplicemente penzolare in maniera un po' triste da un balcone; come uno strofinaccio da cucina steso ad asciugare.

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Teppisti ebrei danno alle fiamme la Moschea di Nuraiyn nel villaggio di Qasra, presso Nablus!


Vandali incendiari provenienti dagli insediamenti ebraici illegali, i "battistrada" della pulizia etnica con cui il Regime sionista vuole 'bonificare' la Cisgiordania dei suoi abitanti originari e legittimi hanno assaltato nella giornata di ieri la Moschea di Nuraiyn, nel villaggio di Qasra presso Nablus, nella parte settentrionale della West Bank, dandone alle fiamme il primo piano.

Oltre a distruggere con le fiamme arredi, tappeti da preghiera, numerose decine di testi sacri, il minbar e altri elementi tipici dei luoghi sacri musulmani, gli attaccanti hanno sfogato la loro bestialità vergando slogan insultanti e razzisti sulle mura dell'edificio annerite dal fumo e dalle fiamme, in ebraico (o meglio, nella sua approssimazione 'moderna' letteralmente inventata per dare una lingua fasulla a una pseudo-nazione fittizia) e in inglese (la vera lingua dei cospiratori sionisti che invasero la Palestina dalla fine dell'800 in avanti).

Centinaia di abitanti di Qasra e di villaggi palestinesi vicini si sono riuniti attorno alle rovine fumanti dell'edificio sacro, domandando una presa di posizione internazionale contro lo stillicidio di vandalismi, aggressioni, roghi e attacchi da parte della teppaglia degli insediamenti illegali contro i Palestinesi, le loro proprietà, le loro colture e i loro luoghi di congregazione civile, politica e religiosa.
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lunedì 5 settembre 2011

Il Presidente iraniano Ahmadinejad chiama al telefono Khaled Mishaal e dichiara: "La Repubblica islamica vi sosterrà sempre!"


Il Presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha riaffermato in una telefonata con il capo dell'Ufficio politico di Hamas Khaled Mishaal che Teheran continuerà coerentemente a sostenere la Resistenza del popolo palestinese fino alla sua vittoria sul Sionismo e sull'Occupazione. L'agenzia di stampa IRNA ha rivelato che Ahmadinejad ha raggiunto Mishaal al telefono nel corso del week-end per porgergli gli auguri per l'Eid ul-Fitr.

"Vi sosterremo in ogni modo fino alla liberazione", ha assicurato il Presidente della Repubblica islamica, invitando il suo interlocutore a considerare come auspici positivi il progressivo risveglio nazionale, politico e religioso nel Medio Oriente e nel Nordafrica, che é già costato il potere a tre tiranni venduti agli interessi imperialistici e che sta facendo traballare gli scranni di diversi altri.

Mishaal, da parte sua, ha assicurato che si impegnerà allo spasimo per rappresentare degnamente la costante e determinata volontà palestinese di opposizione e resistenza contro ogni ipotesi di trattativa, resa o 'riconoscimento' dell'Occupazione, sottolineando come il sostegno e il supporto iraniano a tutte le fazioni della Resistenza sia molto apprezzato e susciti in ogni Palestinese profondi sentimenti di gratitudine e riconoscenza.

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